Non mi è piaciuto il discorso di insediamento del nuovo Presidente della Camera, on. Boldrini. Sarò forse una voce fuori dal coro, ma ho avuto l’impressione di un gran minestrone dove si è infilato tutto ciò che in Italia provoca doverosi applausi, da Aldo Moro al nuovo Papa, dai giovani ai pensionati, dall’antimafia a Spinelli, dai poveri alle donne. Sembrava creato con un “generatore automatico di discorsi di insediamento“, che su Internet avrebbe molto successo.

Con questo non voglio sostenere (mi tocca precisarlo ahimè) di non essere d’accordo con tutto le belle cose che ha affermato la nuova terza carica dello Stato. Tutto il contrario: sarebbe d’accordo anche il mio gatto, per capirci. Ma dubito che la realizzazione di anche una sola di tante belle intenzioni sia nelle competenze e nei poteri del Presidente della Camera. Quasi un programma di governo (o di partito?), bella musica per le orecchie ma poco utile per definire una nuova linea politica.

Viceversa, da colei che dovrà dirigere una delle due nostre camere mi sarei aspettata un discorso forte, chiaro e persino duro sul ripristino della sovranità del Parlamento, qualcosa in più del brodino di “buona politica, trasparenza e sobrietà”. Negli ultimi anni il Parlamento è stato ridotto a mero ratificatore di leggi pensate altrove e fatte ingoiare a forza.  Che si trattasse di Palazzo Chigi o di Bruxelles, i nostri parlamentari – ce ne siamo lamentati mille volte – erano ridotti a una gita settimanale a Roma per dire sì senza neppure poter discutere o avere voce in capitolo. Zitto e firma qua. Un Parlamento completamente depotenziato e reso “inoffensivo“, e non solo per la presenza di personaggi a dir poco discussi o equivoci.

Se si voleva insomma, così come sta accadendo in tutto lo scenario politico in questi giorni, rafforzare l’idea di un nuovo corso e di una sterzata verso un reale rinnovamento, nulla più come ristabilire l’autonomia e l’importanza del Parlamento avrebbe segnato la strada. E nessuno più del nuovo Presidente avrebbe potuto farlo. Non l’ha fatto, e un po’ dispiace.