Da Fini e Schifani a Boldrini e Grasso: continuo a sostenere che questo Parlamento è nettamente migliore del precedente. Sarebbe un peccato scioglierlo subito, col rischio di consegnarlo di nuovo a Berlusconi.

Ieri è stata una bella giornata in cui la buona politica ha prevalso sui calcoli e gli intrallazzi. Il Pd ha dato un segno di vitalità e intelligenza che ci consente ora di avere alla presidenza delle camere due personalità di alto profilo. Una donna e un uomo con biografie forti ed elevato spessore morale, capaci di mettere in difficoltà gli eletti del M5S perché inattaccabili. Due simboli di quella “Italia giusta” che gli elettori del centrosinistra avevano in mente e che i dirigenti non hanno saputo o voluto raccontare in campagna elettorale.

Il ritardo con cui arriva lo scatto di orgoglio del Pd provoca amarezza. Ma regala anche un filo di speranza, perché mostra qual è l’unica strada da seguire se vogliamo superare l’impasse istituzionale in cui siamo finiti e dare un colpo forse decisivo al berlusconismo. Se il centrosinistra vuole governare, dovrà avanzare ogni giorno proposte coraggiose ed esemplari, che mettano i grillini nella necessità di appoggiarle per conservare la loro credibilità. Lo stesso coraggio è richiesto agli eletti del M5S, se vogliono davvero realizzare il cambiamento che invocano da anni. Coraggio di votare le persone e i provvedimenti che ritengono giusti nonostante i diktat del capo, preferendo il bene comune a strategie politiche degne degli anni più bui della prima repubblica.

Una parte del merito della svolta di ieri deve tuttavia essere attribuito proprio al Movimento 5 Stelle, nella sua interezza. Non avremo mai la controprova, certo, ma in tanti abbiamo immaginato che, senza la necessità di cercare il consenso del M5S, il Pd si sarebbe adagiato fin dalla scelta dei presidenti delle camere in quella pigrizia intellettuale e politica di cui altre volte ha dato prova. Inoltre, alcuni senatori hanno reso materialmente possibile l’elezione di Grasso rinunciando a perseguire il comportamento pilatesco richiesto da Grillo. Hanno pianto, hanno sofferto, ma per loro ieri è stata una giornata di democrazia, lontana dai diktat del capo.

E dopo una giornata così bella, è arrivata puntuale la reprimenda di Grillo. Che sul blog ha invocato il voto palese invitando i traditori a trarre le conseguenze del loro gesto. Per il leader del Movimento sembra avere poca importanza che sia stato eletto un ex procuratore antimafia piuttosto che un ex avvocato di mafiosi. Così, al secondo giorno di legislatura, nel M5S è già scattata la “caccia ai ribelli”.

Bisognerebbe spiegare a Grillo che il voto segreto è nato proprio per evitare epurazioni e lasciare ai parlamentari libertà di coscienza. Se gli eletti del Movimento potranno scegliere liberamente quali provvedimenti votare, la loro presenza in Parlamento stimolerà il centrosinistra a cercarne continuamente l’appoggio, e percorrere con coraggio strade in altri momenti impensabili. Il prossimo atto di coraggio richiesto al centrosinistra è decisivo: “costringere” i parlamentari del M5S a votare la fiducia. Fossi in Bersani, spiazzerei nuovamente tutti rinunciando all’incarico di formare il governo e proponendo al suo posto una personalità dello stesso alto profilo che distingue i presidenti delle camere.

Ma anche Grillo, che ieri sera è stato brutalmente messo in minoranza nei commenti del suo stesso blog, dovrebbe fare un passo indietro. E permettere ai “suoi ragazzi”, ormai maggiorenni, di decidere con la propria testa. Per il bene del Movimento, e soprattutto di noi cittadini che stiamo bel mezzo.