Alla fine ha vinto Pietro Grasso, il candidato di Pier Luigi Bersani alla presidenza del Senato. Grasso, 58 anni, siciliano di Licata (Agrigento), è stato a capo della Direzione nazionale antimafia fino al 27 dicembre 2012, quando ha chiesto al Csm l’aspettativa per candidarsi alle elezioni politiche con il Partito democratico e poi ha dato le dimissioni irrevocabili dall’ordine giudiziario.

Quarantatrè anni a caccia di boss e mafiosi, la sua carriera in magistratura inizia il 5 novembre 1969. Prima nomina: pretore a Barrafranca (Enna) fino al settembre 1972, quando viene trasferito alla Procura di Palermo. Per 12 anni è sostituto procuratore e dirige indagini scottanti come quella sull’omicidio di Piersanti Mattarella. Dal settembre 1985, è giudice a latere nel maxiprocesso – apertosi il 10 febbraio 1986 e conclusosi il 16 dicembre 1987 – culminato con 19 ergastoli e 2.665 anni di reclusione. Scrisse la monumentale sentenza di 7mila pagine in 37 volumi. Nel febbraio 1989 è consulente della Commissione parlamentare Antimafia, sotto la Presidenza di Gerardo Chiaromonte e, poi, di Luciano Violante. Nel maggio 1991 è chiamato da Giovanni Falcone al Ministero della Giustizia come esperto impegnato in tutti i problemi attinenti alla criminalità organizzata e alla connessa attività di iniziativa legislativa.

Dopo la strage di Capaci, sostituisce Falcone come componente della Commissione Centrale per i programmi di protezione di testimoni e collaboratori di giustizia. Dal gennaio 1993 è alla Procura Nazionale Antimafia e collabora alle indagini che portano alla cattura di Leoluca Bagarella. Poi partecipa a quelle sulle stragi del ’93 di Firenze, Roma e Milano. Nel maggio 1999 è nominato, dal procuratore Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia aggiunto. Un ruolo ricoperto fino al 5 agosto 1999, quando va a dirigere la Procura di Palermo. Sotto la sua direzione sono state eseguiti 1.779 arresti per mafia, catturati 13 latitanti – tra i 30 dei più pericolosi – ottenuti 380 ergastoli e centinaia di condanne per migliaia di anni di carcere. Sequestrati beni per circa 12.000 miliardi di vecchie lire.

Dal 25 ottobre 2005 è Procuratore nazionale antimafia e dà impulso e coordina le più importanti indagini (ha riattivato, attraverso le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, le indagini sulle stragi di mafia del ’92-’93). L’11 aprile 2006, a conclusione di una strategia investigativa già iniziata quando era a capo della Procura di Palermo si è giunti, dopo 43 anni di latitanza, alla cattura di Bernardo Provenzano.

Nell’autunno del prossimo anno il suo incarico di Procuratore nazionale antimafia si sarebbe concluso. Sarebbe potuto restare in magistratura sino al primo gennaio 2020. Ma ha deciso di dare le dimissioni irrevocabili dall’ordine giudiziario lo scorso dicembre, quando ha ufficializzato il suo passaggio in politica.