Silvio Berlusconi, dopo sette giorni di convalescenza al San Raffaele, è tornato a parlare della situazione politica. E lo ha fatto in collegamento telefonico con il Tg4, poco prima di lasciare la clinica. Il leader del Pdl ha escluso qualsiasi intesa con il Partito democratico in vista di un possibile accordo per le elezioni dei presidenti di Camera e Senato. ”In questo quadro davvero sconfortante, essendo stata respinta irresponsabilmente dal Pd la nostra disponibilità a farci carico delle responsabilità di garantire un governo al Paese, noi ci chiamiamo fuori da ogni trattativa di spartizione delle principali cariche istituzionali” ha dichiarato.

Secondo il Cavaliere il partito di Pier Luigi Bersani è colpevole, di fronte alla drammaticità della crisi economica e all’urgenza che s’insedi un governo capace di assumere immediatamente provvedimenti efficaci, di “rovesciare sul Paese i propri ritardi, la propria invidia sociale” inseguendo “esplicitamente un accordo di governo con il movimento di Grillo”. E sul Colle: ”Ci auguriamo che l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica non avvenga nello spirito di occupazione di tutte le istituzioni democratiche, così come avvenne dopo le elezioni del 2006”.

“Il governo non solo si farà, ma si deve fare – ha dichiarato Berlusconi ai giornalisti che lo attendevano fuori dal San Raffaele – Se ci sono persone con la testa sulle spalle si deve fare”. Il leader del Pdl sulla formazione del nuovo esecutivo si è detto convinto che “è una cosa assolutamente necessaria e chi si sottraesse a questa responsabilità non avrebbe nemmeno più il diritto di stare in politica”. A chi gli chiedeva se sabato sarebbe stato presente di Senato il leader ha risposto: “Sono un po’ stanco. No, domani non credo… mi han dato due giorni di permanenza ad Arcore, li faccio volentieri…”.

Intanto lunedì è prevista la ripresa del processo Ruby e con tutta probabilità gli avvocati, che venerdì hanno presentato richiesta di trasferire i processi Ruby e l’appello Mediaset a Brescia, presenteranno istanza di legittimo impedimento per il Cavaliere, che è senatore, ma anche un legittimo impedimento a svolgere la loro funzione di difensori perché entrambi parlamentari (Ghedini è deputato, Longo è senatore). Il processo Ruby a carico del Cavaliere era slittato ancora perché i giudici di Milano, dopo aver ricevuto il certificato medico dell’ospedale San Raffaele, avevano deciso il rinvio. Oltre al 18 marzo i magistrati avevano fissato altre udienze il 20, il 21 e il 25 marzo per permettere la conclusione della requisitoria all’accusa, le arringhe e quindi la sentenza per il 25 marzo. L’agenda istituzionale prevede una serie di impegni e a questo punto il leader del Pdl, legittimamente impedito, avrebbe così guadagnato tempo – soprattutto in assenza di un accordo con gli altri partiti – per rinviare ulteriormente i suoi processi.