Chi legge il titolo di questo articolo potrà pensare ad una sorta di “missione impossibile” ed effettivamente riavvicinare i partiti ai cittadini non è semplicissimo; ma crediamo, come cittadini attivi, che sia necessario dare il nostro contributo per far sì che, una volta tanto, i dibattiti nel mondo della politica siano fondati su elementi di fatto, siano pragmatici, non siano basati sulla percezione ma sulla realtà.

Un esempio chiaro di quanto possa essere a volta lunare il dibattito della politica è il modo in cui si sta discutendo in questi giorni a proposito del finanziamento pubblico dei partiti: le posizioni sono tra chi vuole l’abolizione totale e chi dice che senza finanziamento pubblico possono far politica solo i ricchi.

Innanzitutto, per amore di verità, andrebbe ricordato che gli italiani si erano già espressi qualche annetto fa sulla questione, votando con percentuali bulgare la cancellazione del finanziamento pubblico che poi, puntualmente, secondo quanto è accaduto nel nostro paese sulle scelte dei cittadini, è rientrato dalla finestra dopo essere uscito dalla porta. Né una bella dimostrazione di fiducia nei cittadini né uno spot sulla correttezza dei partiti.

Detto questo credo che il dibattito sia fuori dalla realtà perché il problema non è astrattamente “finanziamento sì/finanziamento no” ma questo modello di finanziamento che, in un paese come il nostro dove la fiducia nei confronti dei partiti è ai minimi storici, non va bene.

Non va bene per l’ammontare, che è troppo alto: parliamo di 503 milioni di euro di rimborsi elettorali per le elezioni politiche del 2008 (ridotti ai 159 milioni per le elezioni politiche del 2013, cifra più che dimezzata a causa della riforma approvata dalle Camere nel 2012). In un momento in cui si chiedono tanti sacrifici ai cittadini i partiti devono essere i primi a dare il buon esempio.

Non va bene per le modalità. Non si può immaginare che ci sia un automatismo tra esercizio del voto e volontà di finanziare un partito piuttosto che un altro. Non funziona e non funziona in questo paese e in questa fase storica.

Da qui una proposta collegata a una battaglia che tocca tanti temi della riforma della politica: “ridare potere alle scelte dei cittadini”. Una battaglia che vale, solo per cominciare, tanto per decidere chi finanziare quanto per decidere chi eleggere (vedere alla voce Porcellum nel vocabolario delle nefandezze della politica).

La proposta, molto concreta, è: tagliare del 50% il finanziamento pubblico dei partiti per devolvere i risparmi ai fondi per le politiche sociali, ridotti “linearmente” del 90% dal 2008 a oggi. Il restante 50% riallocarlo all’interno dell’8 x 1000, con i singoli cittadini che, quando compilano la dichiarazione dei redditi, decidono a quale partito debba andare il contributo stesso.

I partiti che potrebbero concorrere sono quelli che nelle ultime elezioni politiche abbiano raccolto, all’interno di una delle camere, almeno il 2% dei voti, in modo da far sì che i cittadini possano scegliere, così come accade alle elezioni amministrative, anche in “modo disgiunto”. Potrebbero decidere cioè che vogliono votare un partito e magari dare un contributo ad una realtà più piccola che non è riuscita ad entrare in parlamento.

A questo poi si potrebbe aggiungere la possibilità di aumentare la deducibilità delle donazioni, fatte verso tutti i soggetti che hanno diritto al 5 x 1000 e all’8 x 1000, in modo da non creare disparità tra soggetti che operano nel campo sociale (organizzazioni civiche, istituti di ricerca, confessioni religiose) e che utilizzano questi strumenti.

L’utilizzo dei fondi andrebbe rendicontato così come deve accadere per tutti i soggetti che utilizzano fondi pubblici. Un rendiconto che non sia solo rispettoso di meri criteri contabili ma che “renda conto” di come sono stati utilizzati i fondi e per fare cosa.

Mentre state leggendo questa proposta abbiamo trasmesso una lettera che la sintetizza ai leader dei partiti rappresentati in parlamento e chiederemo una risposta ufficiale nei prossimi giorni.

In ogni caso nelle prossime settimane chiederemo ai parlamentari di presentare un disegno di legge in proposito e lo sosterremo in parlamento coinvolgendo le organizzazioni di cittadini e tutti coloro i quali vogliono dare un contributo concreto, “civico”, a rendere le istituzioni più trasparenti e i cittadini più forti.

Nei prossimi mesi continueremo ad impegnarci facendo proposte puntuali, per le quali chiederemo riscontro, sui temi delle politiche sociali, della lotta alla corruzione, della partecipazione dei cittadini nelle politiche pubbliche. In un momento in cui è difficile costituire un governo il ruolo del parlamento è e sarà centrale.

Se il parlamento coglierà l’occasione per fare riforme che da tanti anni aspettiamo potremo, forse, finalmente diventare un paese normale, un paese migliore. Faremo di tutto, per quanto ci riguarda, perché questa occasione non venga persa.

di Antonio Gaudioso