”Esiste un’attenzione al problema dei crediti deteriorati, ma non ci sono aspetti patologici tali da richiedere cure sistemiche come avvenuto in Spagna”. Lo ha detto Giovanni Sabatini, il direttore generale della Confindustria delle banche, l’Abi, a margine di un convegno sul Risparmio immobiliare privato. Il riferimento è al rapporto di Mediobanca securities che lunedì 11 rilanciava l’idea della creazione di una “bad bank” dove far confluire tutte le attività “tossiche” degli istituti di credito della Penisola con una dotazione di capitale da 18 miliardi di euro da richiedere al fondo europeo salva Stati Esm.

Secondo Sabatini, tra l’altro, l’idea si fonda su un “presupposto non corretto: la situazione italiana è profondamente diversa da quella spagnola. Da noi, per esempio, la bolla immobiliare non c’è stata”. Il problema, quindi, “è sempre quello che si fanno i confronti sulla base di dati disomogenei. Il Financial Times commentando lo studio di Mediobanca fa riferimento a percentuali di copertura che per le banche spagnole è più alta che per quelle italiane”. I dati, insomma, “non sono comparabili: mentre in Italia i crediti deteriorati sono rilevati in modo rigoroso, in altri Paesi le prassi sono disomogenee”.

Lo studio di Piazzetta Cuccia, invece,  valuta in 124 miliardi di euro i crediti problematici (che almeno in parte non saranno restituiti) delle prime dieci banche italiane. L’analisi, tra l’altro, è arrivata proprio mentre la vigilanza di Bankitalia sta terminando un giro ispettivo per gli istituti mirato proprio alla valutazione dell’adeguatezza della copertura dei crediti problematici. Le ultime due banche finite nel mirino sono state, venerdì 8, la torinese Bim (gruppo Veneto Banca) oggi in odore di cessione e Banca Marche che in seguito ai rilievi degli sceriffi di Visco ha annunciato un rosso tra i 450 e i 500 milioni. Stessa sorte, in precedenza, era toccata al Banco Popolare. 

Intanto dai conti pubblicati da Intesa Sanpaolo, per il campione nazionale è emerso un rosso di 83 milioni di euro relativamente al quarto trimestre 2012. Nel periodo in questione è stata svalutata Telco, la holding che custodisce la partecipazione in Telecom Italia, per 107 milioni di euro.