Mi sembra abbastanza chiaro che della povertà che avanza (7 milioni di persone in carne ed ossa) e del destino degli operai, tra i tanti, della Bridgestone non ‘gli frega’ niente a nessuno.

La novità in politica si è stemperata, in meno di quindici giorni, in ragionamenti  tortuosi su questioni di microscopico principio. Le alleanze sono impossibili perché lo prevede il non statuto e l’apparato del Pd è troppo costoso per immaginare, anche solo lontanamente, un partito senza finanziamenti. Una nuova sudditanza al bel pensiero del Movimento 5 stelle sta avanzando e, pare, che abbia coinvolto artisti e antichi e nuovi pensatori.  Il dogma e le fatwa riprendono corpo in questo paese in cui, una delle accuse più gettonate, è quella di pensare e di interrogarsi, magari di scriverne.

Cade nel vuoto un appello al buon senso, abituati, alla pari del ‘mi piace’ con faccetta sorridente,  a dare ragione all’uno o all’altro sulla base di tasti cliccati con leggerezza. Tutto è ridotto alla politica dimenticando che le vere rivolte o ribellioni sono sempre sociali, e che solo in queste rivolte c’è il vero cambiamento. Al contrario, quando le astuzie e le miserie si riducono a danze fluttuanti legate ad istituzioni e potentati si affacciano certezze che,  se di cambiamento sono ambasciatrici,  lo sono in termini di sostituzione di un potere ad un altro potere.

Gli operai attendono, nel frattempo, tra una disperazione e l’altra che le idee bussino alle loro porte, dimenticando che proprio nella assenza di idee nasce e si consuma la crisi della politica.

Un partito democratico le cui dimensioni elefantiache impediscono di fare una delle poche cose che mezza Italia chiede: dare un segno di cambiamento vero a partire da se stessi. Un movimento che si divide tra dogma e dogma:  buono quello del divieto delle alleanze e meno buono quello della democrazia dal basso di cui si sono perse le tracce.

In mezzo il cittadino, a parole centro di ogni interesse,  nei fatti periferia di questa politica fatta di slogan e parole d’ordine ripetute all’infinito.

In realtà, circondati sono gli italiani. Dalle ambizioni personali di vecchi e nuovi politici. Da leggi elettorali malfatte e, infine, da un eterno ritorno del tatticismo portato alla esasperazione: solitamente di chi la subisce, ma di chi la agisce.

Sono gli italiani che devono arrendersi, non altri.