La giungla retributiva era il titolo di un importante saggio di Ermanno Gorrieri, un cattolico sociale modenese molto stimato ed impegnato sui temi della equità; in particolare, vi si esaminava come a fronte di lavori uguali corrispondessero stipendi diversi a seconda del datore di lavoro, anche nell’ambito dello stesso comparto pubblico; il libro è del 1972, un tempo in cui questi problemi erano oggetto di vivaci dibattiti.

La questione è tornata di attualità a Modena, a causa di due differenti situazioni attinenti alla organizzazione dei servizi educativi. La scorsa estate, utilizzando come pretesto il blocco delle assunzioni deciso dal governo Monti, la  assessora alla pubblica istruzione del comune, una dirigente scolastica pura e dura di sinistra, fortemente sponsorizzata dalla CGIL scuola e che in passato si è distinta per la sua combattiva resistenza alle riforme della Moratti e per la sua tenace difesa della scuola pubblica, ha pensato bene di “decomunizzare” alcune scuole d’ infanzia comunali, un patrimonio quasi intoccabile della città.

Lo ha fatto, costituendo una fondazione a totale capitale pubblico,”Cresciamo”, sorta appunto per gestire alcune scuole ex comunali. Dopo una iniziale rivolta dei genitori, la situazione si è pian piano tranquillizzata e le scuole interessate sono passate in modo quasi indolore dal gestore Comune al gestore Fondazione.

Ma prima o poi i nodi vengono al pettine ed il primo è stato quello della parità di trattamento tra le insegnanti che ora, pur facendo lo stesso lavoro, hanno contratti di lavoro diversi, con differenti trattamenti economici e giuridici. Da ciò un forte contrasto con i sindacati già indispettiti dal fatto che la nomina dei supplenti venga ora fatta da un’ agenzia interinale e non più attraverso le vecchie e trasparenti graduatorie gestite direttamente dal Comune. E questo è stato il primo elemento di iniquità. 

Nei giorni delle elezioni, si è poi aperto un altro fronte di protesta da parte degli “educatori”, una figura presente nelle scuole, fornita dall’ente locale attraverso cooperative, che si occupa della  assistenza agli alunni handicappati; anche in questo caso si assiste, senza purtroppo fiatare, ad una enorme sperequazione; da una parte gli intoccabili, gli insegnanti statali per i quali non è pensabile un maggior impegno orario o tanto meno un loro utilizzo estivo, nel periodo eccedente le ferie, per centri estivi per i figli dei lavoratori, per aggiornamento o corsi di recupero scolastico; dall’altra, il personale assistenziale dipendente dalle cooperative che viene “staccato”, che vuol dire restare senza paga, ogni qualvolta le scuole sono chiuse; infatti la protesta è esplosa allorché gli educatori sono stati “staccati” in occasione delle elezioni, nelle scuole sedi di seggio.

Insomma, anche in questo caso, due pesi e due misure¸da una parte i garantiti sempre più garantiti, anche se, oggettivamente mal pagati per il lavoro che svolgono e la responsabilità che hanno; dall’altro i più indifesi sempre più indifesi, gente che facendo un orario pari a quasi il doppio delle ore di cattedra dei docenti, guadagna poco più della metà del loro stipendio, in modo discontinuo e, spesso, senza nemmeno avere la certezza del reincarico alle stesse condizioni per l’ anno successivo. E qualcuno afferma che si devono ritenere fortunati, perché, almeno nelle cooperative sociali, sono in regola e vengono pagati i contributi. D’altra parte è così che le nostre amministrazioni di centro, di destra e di sinistra, riescono, per il momento, a salvare la quantità, anche se non sempre la qualità dei servizi educativi ed assistenziali: creando una sottocategoria di lavoratori, sfruttati e mal pagati, alla faccia di chi è o era duro e puro.

Ed i sindacati, finalmente scioperano, in attesa di chiarimenti. Chissà come vedrebbe questa situazione, proprio nella sua città, il povero Ermanno Gorrieri.