Il periodo post-elettorale che stiamo attraversando, colmo di mai viste irresponsabilità e sconcezze che si stanno contendendo tutte le forze politiche vecchie e nuove, in una gara a chi più fa il forte (non si sa con quali reali possibilità di successo), porta voti alle mafie. Quelle che non hanno votato, ma hanno fatto forse votare. Nel caos istituzionale e dei mercati esse prosperano, perché le soglie dei controlli si abbassano, anche se la fortuna di questo nostro paese è ancora l’impegno delle forze di polizia e di taluni magistrati che credono da sempre nel valore della libertà. Le mafie stanno facendo il “pieno” di consensi, ed il pericolo non lo segnala chi scrive, bensì’ le evidenze investigative e gli allarmi dei nostri apparati di sicurezza. Crisi delle famiglie e delle aziende creano sbocchi “occupazionali” per l’impresa mafiosa, che in Italia è legata a doppio filo a quella internazionale. Cosi anche quest’ultima trova varchi per nuovi affari, per entrare nelle nostre attività commerciali, per l’occupazione di spazi strategici nei settori chiave dell’economia (industria delle tecnologie, fonti energetiche, appalti, turismo, infrastrutture).

Il tutto mentre si parla, e tanto, di presunti programmi di lotta al crimine, con le misure che, alcune in ogni caso rilevanti (autoriciclaggio, modifiche al codice antimafia e penale, anticorruzione), non possono essere poste in essere che da governi saldi e credibili. Lasciamo questo assordante rumore di vuoto a chi lo riempie di musica dei fatti? Quelli che portano denari ed affari, per pochi; che prestano denaro ad imprese e famiglie in crisi, gli espropriano le aziende e gli averi, che attentano indisturbati a quei pochi nostri centri di eccellenza (vedi Bagnoli), che tagliano le gambe alla concorrenza, che comprano finanziarie e portafogli, quando non le coscienze dei più furbi.

Li fermi la politica, quella vera, della giustizia costituzionale e sociale, dell’equità che in Italia è un sogno, della finanza depurata dagli interessi di parte, del mercato libero delle intelligenze e delle professionalità. Giovani e nuove.