”Operazione trasparenza 1: mi ha contattato ieri un esponente di rilievo del Pd per anticiparmi che lunedì terranno riunione congiunta dei gruppi da cui proporranno i loro nomi per le Presidenze e nei successivi giorni incontreranno i gruppi per comunicarlo e confrontarsi”. Così il capogruppo M5S del Senato Vito Crimi su Facebook. Crimi conferma quel che molti giornali avevano scritto: il Pd è alla ricerca di un contatto con il movimento per trovare un accordo. Laura Puppato, Maurizio Migliavacca, Miguel Gotor. Oppure Massimo Artini (compagno di scuola di Renzi e buon amico di Lapo Pistelli). E poi ancora Alessandra Moretti, Sandra Bonsanti, giornalista e nome di spicco di Libertà e Giustizia. La lista dei possibili pontieri con il Movimento 5 stelle per arrivare a trovare una fiducia al nuovo governo è lunga e continua ad essere incerta. Solo domani, forse martedì, il nodo dovrebbe essere sciolto di fronte alla assemblea dei neoeletti. Quel che è certo è che Pier Luigi Bersani non intende arretrare. Nonostante le pugnalate di Matteo Renzi, che pur negate a parole alla fine si sono fatte sentire (e per di più in televisione, con tanto di scherno alle “terapie di gruppo” rappresentate dalle riunioni dei democratici).

Il segretario fa spallucce e va avanti. Tanto, dicono i più maliziosi, ormai non ha più niente da perdere e gli conviene provare. Ma cosa? Le ipotesi sul tavolo sembrano essere solo due, e passano necessariamente dai “grillini”. Forse non lo “scilipotismo” di ritorno di cui si è lamentato il sindaco di Firenze, ma il ruolo dei pontieri è proprio questo: guardare dentro il variopinto e magmatico movimento di Beppe Grillo e cercare una sponda per trovare quei voti (o quelle astensioni) sufficienti a dare vita a un esecutivo di minoranza. Bersani continua a crederci, e sul piatto dicono ci sia la presidenza della Camera. Dario Franceschini, candidato in pectore a succedere a Gianfranco Fini, è già avvertito: per arrivare a governare quella è una strada. In questo caso, il Partito democratico terrebbe per se la poltrona di Palazzo Madama. Al contrario, in caso di un ormai probabile niet della coppia Casaleggio-Grillo, il Pd manderebbe Franceschini alla Camera e offrirebbe ai montiani la poltrona del Senato. Il nome che si fa con più insistenza è quello di Mario Mauro, ma non manca l’ipotesi di mandare lo stesso Mario Monti a ricoprire la seconda carica dello Stato. Una sorta di rassicurazione generale da parte di Bersani al Parlamento: abbiamo non-vinto, non ci prenderemo tutto. Anche se il nome del premier uscente, al di là delle rassicurazioni (ai mercati, all’Europa) creerebbe più guai che altro. Soprattutto perché il professore sarebbe costretto a lasciare immediatamente la presidenza del Consiglio, obbligando Napolitano a conferire un indesiderato interim per poi dare a Bersani un mandato esplorativo  

Già, Napolitano. E’ noto che il presidente non ha alcuna intenzione di restare per un nuovo mandato (nonostante si sia scomodato a chiederlo, ancora questa mattina, anche il direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli) e lo ha ribadito ancora una volta: “Una regola di rispetto della persona e dell’istituzione consiglierebbe di considerare la questione chiusa”. E’ il consigliere per la Comunicazione del capo dello Stato, Pasquale Cascella, a replicare via twitter a Ferruccio De Bortoli per chiudere la questione del reincarico a Napolitano. Il direttore del Corriere della sera, nell’editoriale di prima pagina di stamattina, scriveva: “Napolitano resti, almeno per un pò”. Cascella rimanda a un comunicato del Quirinale del 21 febbraio scorso: “Il presidente Napolitano ha da tempo pubblicamente indicato le ragioni istituzionali e personali per cui non ritiene sia ipotizzabile una riproposizione del suo nome per la Presidenza della Repubblica -si legge- egli apprezza e ringrazia, nel loro significato di espressione di fiducia nei suoi confronti, dichiarazioni di varie personalità a favore di una sua eventuale ricandidatura. Ma al Parlamento in seduta comune con i rappresentanti delle Regioni spetterà eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, e rispetto a ciò ogni ipotesi appare oggi prematura. Dal canto suo, il Presidente Napolitano non può che confermare le posizioni già espresse nel modo più limpido e netto”.

Con la fine del suo settennato come punto fermo, Napolitano non pare avere alcuna intenzione di avallare un governo di minoranza. Fuori dai giochi di sopravvivenza dei partiti, il Colle guarda più volentieri a un governo con una maggioranza ampia. Ma che il Pd possa cercare l’alleanza con il Pdl di Berlusconi è ipotesi sempre più remota. Di qui ai prossimi mesi, il Cavaliere incasserà una sentenza dopo l’altra. E per il consumato appeal del Partito democratico l’ennesimo inciucio potrebbe essere fatale. Anche Renzi sembra saperlo. Non a caso il golden boy del Pd ha rilanciato l’ipotesi di primarie aperte se si dovesse tornare al voto: una specie di smacchiatura generale (con buona pace del segretario) delle malattie del partito. Che a questo punto dovrebbe seguirlo in massa. Anche i giovani turchi, fin qui in aperta polemica con il rottamatore, potrebbero leggere l’opportunità di un rinnovamento generazionale, quella “ruota che gira” più volte evocata da Bersani stesso.