Il ridicolo è più forte di ogni ricchezza, sbriciola gli autorevoli e piega qualunque potere. Il vecchio B. in fuga per la libertà lungo i corridoi del San Raffaele, inseguito dagli sgherri in camice bianco mandati dalla Corte di appello di Milano, lui travestito con un pigiama a righe, coperto dai suoi avvocati, difeso da medici zelanti, infermiere sospiranti e scorte di uomini armati pronti a fare scudo con il proprio corpo per contrastare anche loro l’Uveite bilaterale del Capo, è un colpo d’occhio (diciamo così) irresistibile.

All’apogeo della sua avventura politica, proprio in quei corridoi, era una certa Nicole Minetti ad accogliere i suoi dolori dentali e a prendersene cura con tanta vivacità politica da convincere l’intero Popolo della Libertà che quella competenza andava candidata di corsa alla Regione Lombardia, anche a costo di fermare il traffico, affinché tutti ne godessero.

Ora che il declino fotofobico si fa sentire, la scena è assai più mesta. La superlativa igienista si è eclissata da gran tempo. Il nostro povero B è al punto di partenza. Anzi peggio: a forza di rallentare i processi, rifiutare testimonianze, non presentarsi alle udienze, chiedere rinvii, spedire legittimi impedimenti, ostacolare, intralciare, frenare, ostruire – sempre parlando d’altro: complotti ai suoi danni e alla democrazia – si ritrova con tutti i nodi giudiziari che arrivano al pettine. Salvo che il pettine, stavolta, ha moltiplicato i suoi denti: i processi vanno a scadenza di settimana in settimana. Le condanne non fanno dormire. I fantasmi arredano le cene eleganti. Perciò ecco il Caimano che a furia di piangere sul latte versato, finisce per annegare nella commedia e nel collirio.

L’infiammazione – dicono i camici bianchi mandati dalle guardie – non giustifica l’impertinenza della sua assenza. E per una volta gli inchiostri giudiziari sono tanto perentori quanto il punto esclamativo scoccato quella terribile notte della Costa Concordia e che ha reso memorabile la forza del bene sulla vigliaccheria del male: “Torni a bordo, cazzo!”.

Basta un impacco, dicono i medici della Corte, l’impedimento non sussiste. No, replicano i medici della libertà: dobbiamo scoprire se l’infezione è acuta, subacuta o cronica, “obiettiviamo la patologia”, consigliamo il ricovero.

È un dotto duello tra scienziati. Sul quale atterra Fabrizio Cicchitto, il moderato: “Medici nazisti! Giudici stalinisti!” detta alle agenzie. “Difenderemo la libertà del Presidente!” fa sapere Alfano che gonfia il petto sfoggiando anche lui competenze oculistiche già nello sguardo. Tutti ergendosi sull’ultima trincea, a difesa del corpo del Capo, consapevoli che quel baluardo coincide con ognuno dei loro corpi. Delle loro carriere. E delle rimonte elettorali. Che solo l’occhio lungimirante di Silvio Berlusconi intravedeva oltre la nebbia dei sondaggi. È anche per questo che quegli occhi sono sacri. Guai ai vincitori se gli negheranno il giusto ricovero dai lampeggianti neon del rendiconto giudiziario.

Il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2013