Che ne sarà di noi? Sprezzanti dell’abitudine andiamo sul sicuro: il vecchio (della politica) è una sorta di male incurabile, fa compagnia, non uccide, ha bisogno di te vivo: gli dai un po’ di sangue, quello succhia, in cambio ti unge gli ingranaggi della Cosa Pubblica, in altre parole gli paghi la protezione. Mentre le balle sgorgano a fiotti sul Movimento 5 Stelle: non potendolo dissanguare lo si imbratta d’inchiostro.

Non ho mai creduto che Federico Pizzarotti potesse bloccare l’inceneritore di Ugozzolo, ma ho sempre pensato, come tuttora penso, che avrebbe tentato e tenterà ogni strada. Non penserò mai (fino a prova contraria) che s’è giocato la mia fiducia perchè ora si accende. Il PD (che mantiene il trend nel perdere voti a Parma) è in stato confusionale: invece di rinfacciare la ‘promessa’ al Sindaco dovrebbe esultare di fronte all’accensione del forno, l’ha voluto! 

Vatti a fidare di chi due anni fa negò la libertà di parola ai cittadini su un referendum contro quell’inceneritore e oggi ti chiede la fiducia. Vatti a fidare. Il rumore di queste polemiche non ha peso: il gradimento di Pizzarotti è salito del 9% in città (non un sondaggio, ma voti veri): inceneritore o meno. Il passato non può essere certo un alibi, ma dimenticare chi ha creato il dissesto non può diventare il capro espiatorio. Parma ha reagito in un’epoca che pareva destinata alla noia. 

Un centinaio di anni fa i maggiori quotidiani mandavano i loro corrispondenti a Parma per raccontare di questi ribelli famosi in tutta Italia, gli Arditi del Popolo. Eravamo una città piccola, dopo il Grande Sciopero del 1908 il Ministero dell’Interno fece qualcosa di eccezionale: proprio per lo spirito ribelle degli abitanti dei borghi, trasformò l’Ufficio di Pubblica Sicurezza in Questura, un fatto straordinario perchè la Questura per legge era prevista solo nei capoluoghi sopra i 100.000 abitanti. Parma all’epoca non arrivava a cinquantamila!!! Buona parte di chi protesta oggi lo fa perchè gli è rimasta, quella di protestare, come unica prova di essere nel giusto: riconoscere che il partito gli ha fottuto l’ ideale dev’essere insostenibile. 
Reo di aver disegnato gratis (è stato un atto di partecipazione) per la campagna a sindaco di Pizzarotti, mi sento spesso fare domande su quello che accadrà. Non risulto più come un cittadino normale, che come tale ha una fiducia basata su due cose: il male incurabile della vecchia politica è in terapia e la nuova cura è in fase di sperimentazione.

Essere sostenitore del M5S di questi tempi è dura: mi sono spesso sentito dire che son troppo intelligente per votare quelli lì… come se votare altrove facesse di me una persona migliore. Mi ha colpito il modo con cui sono stato giudicato, forse mi scopriranno anche fascista. Certo è che Pizzarotti ha imparato in fretta, a differenza di “colleghi” neo eletti, che ciò che pronuncia ha una risonanza diversa rispetto a quando era nessuno. Mi piace quanto scritto da Toni Capuozzo “si apre una crisi di crescita dei 5Stelle”: qui si tratta di fare la guerra facendola e se non la impari alla svelta soccombi. Pizzarotti e il M5S possono farcela eccome, ma il modo di pensare collettivo deve rivoluzionare la cultura sociale che ha generato il sonno degli ultimi vent’anni. Parma è un esempio, può essere un esempio, come lo fu un centinaio di anni fa. Il cuore c’è, anche se l’amore è tutto ma non basta!

Qualche giorno fa parlavo con due maestre elementari, indignate da Pizzarotti, la bocca si contorceva nel descrivere con sprezzo come il Sindaco, durante una cerimonia pubblica, non sapesse nemmeno le parole del “Va’ pensiero” di Verdi. Inaccettabile che quello lì fosse il sindaco. Chissà il ribrezzo delle due insegnanti sapendo che lo stesso sindaco ha già pagato oltre 80 milioni di euro di fornitori del Comune: musica per le orecchie di quei lavoratori. Del futuro mi spaventa solo una cosa: che un domani ci si trovi a dire “avremmo potuto cambiare le cose…”