Povero Bersani. Se ne stanno tutti nell’ombra dei corridoi e lo mandano avanti, verso il piccolo patibolo politico che lo aspetta. Lui avanza fiero. E forse non del tutto consapevole. Rilucendo di quella sua peculiare solitudine da pompa di benzina che Edward Hopper sapeva trasformare in un mistero esistenziale.

Ogni giorno da molti giorni ripete: “Abbiamo il doppio dei parlamentari della destra. E tre volte quelli di Grillo”. È in buona fede. Non si accorge che quei numeri non sono la contabilità della vittoria, ma la prova numerica della sua crudele e personale sconfitta. Equivalente solo alla ostinazione con la quale l’ha perseguita. Con le finte primarie dei candidati, buone per far vincere i capi zona del suo apparato. Con il silenzio assenso – nei 13 mesi di governo Monti – alla vecchia legge elettorale, sicuro di trarne un ulteriore vantaggio. Con i mancati tagli alla politica e ai politici. Con la prefigurazione di un accordo con Monti. Con i dicasteri già opzionati da D’Alema, Bindi, Finocchiaro, eccetera.

E insomma capendo poco di quello che stava per succedere. Sottovalutando l’insofferenza. Credendosi il più furbo di tutte le altre pompe di benzina in rapida dismissione.

Il Fatto Quotidiano, 9 Marzo 2013