Giusto sei mesi fa l’opposizione che si era schierata a favore dell’allora candidato Henrique Capriles scendeva in Piazza Altamira per protestare contro i risultati delle elezioni che avevano visto vittorioso per l’ennesima volta il Presidente Hugo Chavez Frias che accusavano di aver manomesso il voto. In questa mattinata di forzato lutto istituzionale, come molti la definiscono nel quartiere, l’atmosfera è per lo più vicina a quella di una domenica mattina. I venezuelani del quartiere di Chacao fanno jogging, colazione e si preparano per un fine settimana lungo, mentre tutti i centri commerciali della zona sono chiusi ermeticamente. Qui non si ascoltano gli slogan che riecheggiano la discesa della spada di Bolivar per tutti i paesi dell’America Latina. Sono poche le televisioni accese sulla ininterrotta diretta che stanno offrendo i media venezuelani dalla camera ardente.

“In questa zona non è facile incontrare per strada gente triste o straziata dal dolore come in altri quartieri” – dicono José Antonio Jimenez e Maria Fernanda Lourdes, due pensionati che sono venuti in questo quartiere esclusivo per camminare un po’, far colazione e leggere il giornale. “Qua l’unica cosa che puoi trovare è insoddisfazione, specialmente dei proprietari dei negozi che vorrebbero aprire e vedono la dichiarazione del lutto e il suo prolungamento come una ingiusta imposizione che non fa che aggravare la già critica situazione economica”.

Il silenzio rispetto alla morte del Comandante è comunque ciò che più evidenzia questo quartiere e che rappresenta a grandi linee la posizione dell’opposizione venezuelana. Di certo nessuno festeggia la morte di un oppositore politico. Carlos Alfonso Rubio, un venditore di computer dice che “tutti siamo tristi, ci mancherebbe, Chavez ha fatto anche cose buone per il Venezuela, ma il problema fondamentale rimane l’economia. Non ci sono soldi liquidi, e tutto si basa su questa falsa differenza tra il cambio ufficiale e quello della calle”. In Venezuela il cambio ufficiale del dollaro è circa 6.5 bolivares, mentre il cambio per strada va dai 20 ai 24.5 bolivares per dollaro. E tutti i venezuelani, di qualsiasi schieramento politico, ragionano con il cambio del mercato nero, anche per le transizioni economiche legali. “E’ una farsa che spiega come la questione economica sia la cosa che più preoccupa noi venezuelani”. 

Le lamentele sulle condizioni economiche del paese sono senza dubbio quelle che più facilmente trovano terreno fertile. “Ma come si fa a dichiarare un altro giorno di lutto? E poi chissà per quanto tempo durerà ancora. E’ solo una mossa politica per mantenere alta l’emozione per la morte di Chavez e approfittarne per le elezioni. E noi come viviamo nel frattempo?”, dice Victor Valencia, tassista che ha la sua postazione in un angolo di Piazza Altamira e che ha visto varie volte la piazza riempirsi di antichavisti. “Io chiaramente non sono un revolucionario, sono più dall’altra parte, però spiegami per favore cosa dicono del Venezuela negli altri paesi perché neanche io capisco come funziona questo paese. Quello che è certo è che per il momento c’è una sorta di calma piatta che nasconde un po di tensione. Probabilmente se vinceranno le elezioni i “figli della rivoluzione” tutto rimarrà tranquillo. I problemi secondo me potrebbero esserci se a vincere sarà l’opposizione”.

Anche i giornali normalmente considerati più vicini all’opposizione come El Universal e Tal Cual sono particolarmente pacati nelle loro critiche in questi giorni, soffermandosi specialmente con certa ironia sulla possibile imbalsamazione del Comandante e sulla questione costituzionale relativa alla proclamazione di Nicolas Maduro come presidente ad interim.

“Speriamo che la gente scenda a votare il prossimo mese e tutto si risolva con le elezioni di una forma chiara e precisa”. Antonio è un emigrato colombiano e lavora come vigilantes nell’unico negozio aperto del quartiere, una farmacia. Antonio parla a voce bassa e cambia discorso all’improvviso quando entrano due militari nel negozio. “Anche quelli dell’opposizione si sono uniti al dolore dei chavisti, perlomeno adesso, ma credo che la situazione cambierà quando finirà il periodo di lutto nazionale e comincerà veramente la campagna elettorale”. Secondo la Costituzione venezuelana le elezioni per eleggere il nuovo Presidente si devono celebrare nell’arco di trenta giorni. “Sinceramente non vedo molto bene la situazione del paese – continua Antonio – quando sono arrivato qui otto anni fa giravano molti soldi, ora non è più cosi. Qualcosa bolle da queste parti e non mi sento per niente tranquillo. Però in effetti non sarebbe un problema, anzi sarebbe una buona occasione per tornare definitivamente alla mia cara costa caraibica colombiana”.

di Massimo di Ricco