Le sparate di Beppe Grillo sui giornalisti italiani non sono una reazione “di pancia” alle attenzioni riservate dai media al suo movimento e tanto meno un tentativo di ostentare la sua diffidenza nei confronti dei media tradizionali in favore del Web. Per leggerle nella giusta chiave, le sue parole vanno viste alla luce delle dichiarazioni del co-fondatore del MoVimento Gianroberto Casaleggio. “Occhio: attenti ai social media, non avrete più privacy, quello che scrivete ve lo ritrovate nei giornali. Lo so, è molto limitante ma dovete stare molto attenti. Cercano notizie oppure le inventano direttamente”.

Cosa sta succedendo? Quello che accade è che Grillo e Casaleggio si sono resi conto che Internet, oltre che un prezioso alleato, può essere una spina nel fianco. Soprattutto per il M5S. La formazione di Grillo, infatti, ha dei grossissimi problemi di comunicazione. Il M5S non ha strutture tradizionali, non ha portavoce ufficiali e il risultato è che chiunque può finire davanti ai microfoni e parlare a nome di tutti. Dalle prime cronache risulta evidente che i neo eletti, forse per ingenuità o per semplice leggerezza, non hanno ancora capito quale sia il peso del loro ruolo e gli episodi in cui si registrano uscite imbarazzanti si sprecano.

La prima contromossa messa in campo dal duo Casaleggio-Grillo (divieto di partecipare ai talk show e di parlare con i giornalisti) non ha però sortito gli effetti sperati. Visto che i giornalisti qualcosa devono pur scrivere, si sono adeguati alle regole del movimento (“usiamo solo il web”) e vanno a caccia di notizie e dichiarazioni spulciando le pagine Internet di militanti e attivisti. Ed ecco la catastrofe. Perché Internet, al contrario di quanto si creda non è affatto volatile. Anzi. Ha una memoria di ferro. Nei prossimi giorni è più che probabile che salteranno fuori citazioni ed esternazioni (magari vecchie di qualche mese) che nessun movimento politico vorrebbe vedere attribuite a un suo esponente. Roba magari che è stata postata su un forum prima della candidatura, ma che agli occhi dell’opinione pubblica ha (giustamente) una sua rilevanza.

L’avvertimento di Casaleggio va proprio in questa direzione e cerca di mettere una toppa a un altro aspetto bivalente del movimento: la preparazione dei parlamentari. Se la scelta di candidare “cittadini qualsiasi” è stato certamente uno degli elementi di appeal del M5S, si sta dimostrando anche la sua grande debolezza. Intanto per le origini eterogenee degli eletti. Spulciando l’elenco si trovano persone con estrazioni politiche molto (troppo) diverse, dalla Lega Nord all’estrema sinistra, che quando hanno occasione di parlare di questioni non specificate nel programma del M5S tirano fuori opinioni che non piacciono a tutti. In secondo luogo per il fatto che, per quanto ci si possa raccontare che la politica non dev’essere una professione, un po’ di mestiere non guasta. Un comunicatore come Grillo (e tanto più Casaleggio) lo sa benissimo e l’istruzione di evitare i media suona più come una precauzione per evitare figuracce.

Al proposito invito i lettori a leggersi il famoso post di Roberta Lombardi, in cui la capogruppo alla Camera è incappata nello scivolone sul “fascismo buono”. Se giornalisti e politici non si fossero limitati a commentare i lanci di agenzia ma avessero letto attentamente il post, si sarebbero resi conto che Grillo ha problemi più grossi di quanto sembri. La Lombardi, infatti, scriveva per difendere il leader del M5S in seguito al video in cui Grillo “familiarizzava” un po’ troppo con esponenti di Casa Pound. La deputata si sente in dovere di difenderlo e scrive sul suo blog spiegando che “Casa Pound non è il fascismo”, o meglio “è una parte del fascismo” e più precisamente quella “razzista e sprangaiola”. Se la logica non è un’opinione, Roberta Lombardi ha cercato di difendere Grillo sostenendo quindi che il leader non dialogava con dei semplici fascisti, ma con un gruppo di fascisti razzisti e sprangaioli. Non male come arringa. Con amici come questi, chi ha bisogno di nemici?