“Il gup non ha voluto smontare il teorema messo in piedi dalla procura di Palermo e non hanno considerato le nostre memorie difensive”. Così l’ex presidente del Senato, Nicola Mancino, rinviato a giudizio per falsa testimonianza si difende in una conferenza stampa indetta nel pomeriggio a palazzo Celsi, sede distaccata del Senato. “Io non ho nulla a che fare con la trattativa, sono accusato soltanto di falsa testimonianza. Chiedo di avere un processo rapido, staccato dall’indagine principale”. Mancino nel 1992 era ministro dell’interno, quando secondo l’accusa non vennero rinnovati 300 provvedimenti per il carcere duro, previsti dal 41 bis, da parte del ministro della Giustizia Conso. Uno dei punti presenti sul papello di Toto Reina su cui si baserebbe la trattativa tra Stato-mafia. “Io adesso sono identificato come l’uomo della trattativa, ma invece sono soltanto accusato di falsa testimonianza” ci tiene a precisare Mancino. Secondo i pm le sue dichiarazioni risultano incoerenti, messe a confronto con altre testimonianze, come quella dell’ex ministro della giustizia Claudio Martelli. Sulle parole di Agnese Borsellino che accusa Mancino di avere la coda di paglia per le telefonate a Loris D’Ambrosio e la lettera inviata al Capo dello Stato, Mancino risponde: ” Io ho percepito un pregiudizio nei mie confronti, non ho contattato il Quirinale per questo, ma la buon’anima di Loris D’Ambrosio”  di Irene Buscemi