Intanto, buon Ottomarzo a tutte/tutti. Poi, un consiglio: correte a comprare Il grillo canta sempre al tramonto, di Fo-Casaleggio-Grillo (come Pace-Panzeri-Pilat), costa 13 euro e 90 centesimi ma li vale, i soldi vanno pure a una onlus, e poi risparmiate i soldi dei giornali, tutti dal primo all’ultimo venduti ai politici. Dei tre autori, mi spiace dirlo ma il meno convincente è proprio Fo, credulone e romantico come il Buffalo Bill di De Gregori ma senza i baffi da uomo, venerato maestro di una generazione che in cinquant’anni s’è fumata presidente Mao e subcomandante Marcos, Che e colonnello Chavez, e che ora ci riprova con Grillo, tanto fare peggio è impossibile…

Invece gli altri due, Grillo & Casaleggio, tumultuano, straripano, esondano, state a sentire. Il libro è stato scritto in forma di dialogo platonico prima delle elezioni, ma dà risposte chiare a chi, come il sottoscritto, ancor oggi s’illude di ricondurre il MoVimento alla ragione. La prima cosa chiara è che i guru non s’apettavano un successo simile, prevedevano massimo cento parlamentari e quindi che «Se il M5S avrà una forte rappresentanza, Pd, Pdl Sel, Udc, forse Ingroia, daranno vita a un governissimo» (Casaleggio, p. 160). Non è ancora detto che non ci acchiappino, D’Alema aiutando, ma se poi il governissimo non ci fosse si capirebbe benissimo perché adesso non sanno che pesci pigliare.

Per il resto – detto senza ironia – Grillo & Casaleggio sono venti-trent’anni avanti ai politici: ci vuole poco, del resto. In particolare, si pongono il problema dei problemi, la sostenibilità dello sviluppo planetario, e lo fanno molto più seriamente di Casaleggio nel famoso video del 2008, quello di Gengis Khan e della Terza guerra mondiale. Dove casca l’asino, come sempre, sono le prospettive a breve. Scrive ancora Casaleggio: «Se voti MoVimento 5 Stelle non sai come va a finire, hai paura di perdere lo stipendio, parte della pensione. Un salto nel buio. Mi riferisco a un bacino molto ampio di elettori, i pensionati sono circa 19 milioni e ci sono più o meno 4 milioni fra dipendenti pubblici e parapubblici a cui ogni mese lo Stato deve corrispondere pensioni e stipendi» (p. 161).

Se è per quello, ci sono anche i milioni di piccoli risparmiatori che hanno investito in titoli di Stato: metà del debito pubblico italiano, la cui restituzione i guru invitano a ri-contrattare, ricordate i bond argentini? «Quando finiranno i soldi per pagare chi dipende dallo Stato, allora comincerà l’assalto ai forni», questa la previsione di Casaleggio: i-ne-lut-ta-bi-le, al massimo si può «contenere lo sfascio» (p. 163). Evidentemente siamo ancora lì, a Gengis Khan e all’Orda d’Oro, alla fascinazione della catastrofe. Con un piccolo particolare, però: che se, dio non voglia, il MoVimento contribuirà attivamente all’apocalisse, i suoi militanti non potranno scappare, come i guru, nei loro resort antiatomici in Costarica.