Può darsi che nei prossimi giorni la mia impressione venga smentita dai fatti e i miei lettori non mancheranno certo di segnalarmelo. Ne sarei lieto. Ma finora il tipo di attenzione che l’informazione cartacea e televisiva ha riservato al cosiddetto processo Ruby mi ha lasciato molte perplessità. Come è noto, i reati di cui l’ex Presidente del Consiglio è accusato sono di due tipi: c’è l’accusa di sfruttamento di un’organizzazione prostitutiva, in cui è coinvolta anche una minore, e l’accusa di concussione esercitata nei confronti dei funzionari di polizia, ai fini di consentire un affidamento indebito della stessa minore.

Ma nei resoconti che sono circolati nei giorni scorsi su giornali e telegiornali il primo dei due fatti illeciti ha ampiamente oscurato il secondo. La cosa è facilmente comprensibile e spiegabile ma, non per questo, meno indicativa e pericolosa. La prima storia, quella che chiamiamo delle feste eleganti di Arcore, contiene elementi così ghiotti giornalisticamente che non la si può certo lasciare da parte. C’è di mezzo il sesso, una schiera di figure di donne, come dire, pittoresche, un gruppetto di uomini famosi utilizzati in mansioni non proprio nobili. E’ quella che qualcuno definirebbe una vicenda boccaccesca, ma che in realtà, più che un classico della letteratura, ricorda personaggi e situazioni del filone del cinema erotico di serie B italiano anni settanta, dove c’era sempre un uomo dotato di un certo potere, un preside, un militare, un dottore, con la faccia di Banfi, Carorenuto o Montagnani, che ricorreva a vari sotterfugi anche un po’ umilianti per usufruire delle grazie di Edwige Fenech. Insomma, una di quelle storie che funzionano sempre.

Ma se dal piano dei racconti popolari ci spostiamo su un piano civile e politico, la faccenda ancor più grave e pesante è l’altra: quella della concussione, dell’abuso del proprio potere per ottenere dai funzionari dello stato una procedura illegittima. E’ questa, non boccaccesca ma un po’ manzoniana, con i suoi bravi, l’azzeccagarbugli e don Abbondio, la storia che dovrebbe suscitare la massima indignazione, se vivessimo in una società in cui esiste il senso delle istituzioni, della cittadinanza e dei diritti/doveri ad essa connessi.

Ma purtroppo, per ora, sembra avere meno successo. Almeno così credono giornali e i tg, con poche lodevoli eccezioni: quella rappresentata da il Fatto Quotidiano e quella di Sky tg 24 che ha mandato in onda la testimonianza fondamentale ed esemplare del magistrato dei minori, dr.ssa Fiorillo. Per tutti gli altri, invece, la questione centrale è rimasta quella del bunga bunga.