A Montalcino si producono, oggi, i vini italiani più noti al mondo. I valori fondiari dell’area sono fra i più alti d’Italia, il giro d’affari del settore vitivinicolo si aggira intorno ai 160 milioni di euro. Ci sono 250 produttori, di cui 208 imbottigliatori, tutti aderenti al Consorzio: unico caso in Italia. Gli ettari di vigna sono in tutto 3500: 2100 dedicati al Brunello di Montalcino, 510 al Rosso di Montalcino, 50 ettari a Moscadello (ormai tenuti quasi per ricordo) e 480 ettari coltivati a Sant’Antimo Doc, 360 ettari per fare vini IGT. Da cui in media si producono 9 milioni di bottiglie di Brunello, 4.5 di Rosso, 40 mila di Moscadello e 400 mila di Sant’Antimo, che stentano ad essere vendute. L’export assorbe il 65% della produzione.

Siamo tornati all’anteprima delle nuove annate, come ogni anno, per assaggiare oltre 200 campioni di quel vino rosso che è indiscutibilmente fra i migliori al mondo, ed è fatto con un solo vitigno: il Sangiovese. Come ogni anno tale anteprima è accompagnata da polemiche che precedono e seguono l’assaggio, tanto per palesare quanto sia difficile, e voluttuario, il compito del critico. Specie senza andare a scuola di logica. C’è chi si spinge a dare voti alle annate e chi non riesce nemmeno a darli ai vini prodotti in quelle annate. E così il Brunello nell’annata 2008 è stati definito al contempo austero e pronto, da bere maturo e da bere giovane, di approccio facile e di approccio difficile, complesso e semplice. Insomma poco comprensibile. C’è poi chi è ricorso a triti paragoni con le aree francesi, dunque generalizzando, pur affermando che non si possa generalizzare nelle valutazioni. E ovviamente c’è chi ha tentato di montare sulle spalle della valutazione dell’altro, per affermare la propria.

Tentiamo di fare chiarezza: il Brunello nel 2008, è meno ampio profondo e complesso del 2007, anche meno alcolico e meno pronto. Però più fresco e fruttato. Dato che il 2007 è stata annata calda, come abbiamo già scritto, con elevate concentrazioni di zucchero nei grappoli. L’annata 2008 è stata invece ritardata fino all’invaiatura, anche per via delle piogge estive. Si trovano più campioni di Brunello 2008 con aromi verdi al naso e acidità slegate, mentre nel 2007 si trovano più campioni con aromi evoluti e surmaturi, tannini slegati. In entrambe le annate, oltre al numero di campioni appesantiti da pacchiane maturazioni in legno, è impressionante il numero dei vini che presenta odori sgradevoli. Taluno li chiama “riduzioni”, talaltro li chiama “brett”: ossia una specie di lieviti, detti “di contaminazione”, che può dare sentori sgradevoli al vino.

Ad ogni modo è inconcepibile che, in una denominazione così importante a livello mondiale, si commettano ancora tali ingenuità enologiche: il travaso e la pulizia dei fusti/botti sono alla base dei vini di qualità. Come è possibile che le commissioni di assaggio, previste per legge, possano approvare campioni così difettosi e puzzolenti? Lo abbiamo domandato a diversi componenti delle commissioni, che ci hanno risposto di non poterci fare nulla: pare infatti che sia prassi di alcuni produttori mandare in assaggio la botte migliore, dunque non difettosa o puzzolente, per poi far approvare tutte le altre botti, ossia l’intera produzione. Eppure, per tutelare meglio i consumatori dopo le ultime frodi, anni fa si sono volute esternalizzare (ovvero a un solo privato, quasi monopolista, Valore Italia) tutte le certificazioni, compresa le commissioni di assaggio che concedono la fascetta docg. Aumentando i costi a carico dei produttori. Per quanto poi i degustatori siano più o meno gli stessi: quelli che avevano approvato i Brunelli colorati con Merlot o Lancellotta scoperti in Brunellopoli, che approvano intere produzioni di vini difettosi, e che respingono i campioni dei migliori produttori di Montalcino e d’Italia, come è accaduto a Biondi Santi e Soldera negli ultimi due mesi.

Quanto ai vini, i migliori Brunello 2008 sono: Le Ragnaie (cru Fornace), Canalicchio di Sopra, Poggio di Sotto, Sesti, Le Chiuse, Mastrojanni (cru Loreto) Le Macioche, Lisini, Uccelliera (sempre meno surmaturo), Salvioni, Le Potazzine, Col d’Orcia.

I migliori Brunello Riserva 2007 sono: Poggio di Sotto, Le Chiuse, Sesti, Le Potazzine (che però è un 2006), Canalicchio di Sopra.

I migliori Rosso di Montalcino 2011 sono: Mastrojanni, Capanna, Sesti, Lambardi, Le Chiuse, Le Ragnaie,Poggio dell’Aquila, Podere Le Ripi, Salvioni, Le Macioche

da segnalare: il miglioramento di aziende come Cinelli Colombini, Barbi e Caparzo e i buoni esordi dell’azienda Tassi-Franci.

In occasioni diverse dall’anteprima, abbiamo poi assaggiato i vini di alcune aziende aderenti al Consorzio che non partecipano all’evento. Fra queste segnaliamo i vini di Biondi Santi, ovviamente, Rosso 2009 e Brunello 2008 fra i migliori assaggi dell’annata (molto buono anche il Riserva 2007 seppur non a livello della straordinaria Riserva 2006), non da meno sono i vini di Cerbaiona: il Brunello 2008 ha la potenza e la complessità che manca alla maggior parte dei vini dell’annata, e va aspettato un poco, il Rosso 2010 ha tanta personalità e persistenza.

In conclusione, una riflessione: il Consorzio del Brunello ha, per bocca del suo presidente Bindocci, di nuovo manifestato l’intenzione di cambiare lo statuto del Consorzio stesso, verosimilmente esortato da una lettera del Ministero, (riportata qui da Andrea Gabrielli), in quanto il sistema di votazione del Consorzio non rispetterebbe “quel principio di eguaglianza/ragionevolezza richiesto per definire il valore ponderale del voto e che consiste nel rapporto proporzionale con l’entità del valore economico dell’interesse coinvolto dall’azione del Consorzio”.

Cioè, dato che il 30% delle aziende, le più grandi e che non se la passano affatto bene, pagano il 70% dei costi del Consorzio, devono contare di più in sede di votazione: avere ancora più potere sulle sorti della denominazione. Se ciò fosse già accaduto, 17 mesi fa, avremmo avuto il cambio del disciplinare del Rosso di Montalcino: dunque, a nostro avviso, una disgrazia per la denominazione. Come abbiamo già raccontato qui e qui. Difatti l’esito negativo della votazione di cambio disciplinare era “stato incerto fino all’ultimo istante, ed è a conclusione di una contesa durata mesi, anzi anni: dacché la Procura di Siena ha scoperto reati di frode da parte delle aziende vinicole più grandi, che violavano il disciplinare di produzione vendendo assemblaggi non consentiti o vini di infima qualità come Brunello e Rosso di Montalcino. Dunque, più che cambiare operato, rispettando le regole di produzione, le aziende più grandi (rappresentate dal 95% del Cda del Consorzio) hanno tentato di cambiare le regole, prima del Brunello e poi del Rosso”.

Invitiamo dunque il presidente e tutto il Consorzio a badare piuttosto che i vini presentati alle anteprime siano meno difettosi, stimolando la perizia enologica dei produttori con seminari e master in tecnica enologica (oltre che in marketing) che paiono oltremodo necessari. Invitiamo inoltre il Consorzio a badare che le commissioni d’assaggio possano svolgere ottimamente il loro lavoro: evitando dunque di bocciare i vini dei migliori produttori e di approvare vini che, almeno all’anteprima, hanno difetti enologici pacchiani. Questo agevolerebbe il lavoro di tutti, oltre a dare un’immagine più limpida e profumata della denominazione.