Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha concesso a Calisto Tanzi la detenzione domiciliare in ospedale, accogliendo per la prima volta la sua richiesta di uscire dal carcere. Il patron di Parmalat era arrivato martedì mattina a Bologna in ambulanza, magro ma stavolta senza il sondino, per chiedere la detenzione domiciliare. Tanzi sta scontando una pena a 8 anni per aggiotaggio.

Accolta dunque parzialmente la richiesta degli avvocati Mariano Rossetti e Franco Magnini. La decisione del collegio di giudici guidati da Francesco Maisto (giudice relatore era la dottoressa Nadia Buttelli) collima in gran parte con quelle che erano state le richieste del sostituto procuratore generale che martedì in aula aveva detto sì all’uscita di prigione dell’ex presidente del Parma calcio, ma purché il condannato scontasse la sua pena all’interno dell’Ospedale Maggiore di Parma. La decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna, battuta nel pomeriggio dalla Ansa, riguarda in realtà solo la pena inflitta a Tanzi dal tribunale di Milano, otto anni e un mese per aggiotaggio, della quale, in conseguenza anche dell’indulto, Tanzi deve scontare ancora poco più di tre anni e sarà difficile che prima di allora possa tornare a casa sua. Comunque servirebbe un’ulteriore decisione del giudice.  Un anno fa Tanzi, nel processo principale del Filone Parmalat, era stato condannato in appello a Bologna per il crac a 17 anni e 10 mesi.

A leggere il verdetto a Tanzi è stato l’avvocato Magnani, che appena appresa la notizia si è recato all’ospedale dal suo assistito. L’ex imprenditore dal 25 gennaio è ricoverato nel reparto detenuti del nosocomio di Parma dopo un malore che gli aveva provocato una caduta in cui era rimasto lievemente ferito. Solo due settimane fa è stato trasferito in un reparto ordinario, in una stanza blindata dagli agenti, dopo essere stato sottoposto ad accertamenti e a cure. 

I suoi legali Franco Magnani e Mariano Rossetti hanno più volte presentato istanza per la concessione dei domiciliari, visto che Tanzi, che ha 74 anni, pesa poco più di 40 chili e le sue condizioni di salute sono precarie. Con gli sconti di pena e l’indulto, gli anni sono scesi a meno di quattro, e questo permetterebbe secondo la legge, vista l’età dell’ex imprenditore, di scontare il resto della pena nella propria abitazione. 

Da quando è stato rinchiuso nel carcere di via Burla, a maggio 2011, Tanzi è stato più volte ricoverato al Maggiore di Parma nel reparto di terapia intensiva e in quello detenuti, ma la richiesta di concessione dei domiciliari finora era sempre stata negata, tanto che da Parma era persino partita una raccolta firme in suo favore. 

Nell’ultima udienza Tanzi era apparso debole e indisposto dal viaggio in ambulanza. Non aveva rilasciato dichiarazioni, ma aveva solo dichiarato: “Mi rimetto a quello che diranno i miei avvocati”. L’avvocato Magnani aveva parlato anche di un cambio di strategia nella difesa dell’ex imprenditore. Non più guerre e ricorsi come in passato, tanto che di recente l’ex re del latte ha rinunciato a un ricorso in Cassazione e inoltre, come ha spiegato il legale, “ha deciso di patteggiare per l’inchiesta sui quadri e per la vicenda Parma Calcio”.

Quello che preme ai legali ora è che Tanzi finalmente possa ricevere le cure adeguate di cui necessita. In ospedale il 74enne potrà ricevere solo le visite della moglie e dei parenti più stretti, e non potrà avere altri contatti esterni, se non su disposizione dei magistrati.

di Silvia Bia e David Marceddu