Chi l’ha visto parla di un Nicola Cosentino molto provato e irriconoscibile. L’ex potente ras di “Terra di Lavoro” vicino a Silvio Berlusconi dallo sguardo attento e dalla battuta tagliente, tace. L’incubo che più volte ha esorcizzato e allontanato si sta concretizzando: l’ex sottosegretario all’Economia con delega al Cipe, dominus prima di Forza Italia e poi “signore” del Pdl campano tra una settimana finirà dietro le sbarre.

Chi lo conosce confida che ormai sono settimane che Nick ‘o mericano è scomparso. Non si vede più in giro. Non si concede più neppure la seduta di jogging mattutino lungo i vialoni della Reggia di Caserta. L’uomo è a pezzi. Attaccato al telefono cerca gli amici importanti anche solo per ricevere un conforto ma sembra che siano tutti spariti. Segretari particolari e capi staff segnano con diligenza l’appunto ma alla fine il suo cellulare non squilla. E’ il destino di chi si sentiva un intoccabile. La caduta di Cosentino è la caduta di un’intera classe politica ingorda e pronta a sottoscrivere patti anche con il diavolo per il potere. L’arresto del deputato casertano è ormai una certezza. I margini di un ribaltamento delle sentenze dei giudici da parte del Tribunale del Riesame sono pari a zero. C’è poco da fare.

Il parlamentare uscente che nel 2008 riuscì a spedire tra Camera e Senato 52 parlamentari e rastrellare in Campania oltre un milione e seicentomila preferenze pari al 12 per cento del consenso nazionale del Pdl finirà in carcere. E’ la caduta degli dei. Le oltre venti pagine depositate nella cancelleria, dal presidente del collegio C del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Gianpaolo Guglielmo, inchiodano Nick ‘o mericano alle sue responsabilità: “La mancata candidatura dell’imputato Cosentino non è stata spontanea, ma derivante da scelta di opportunità politica”. Nero su bianco è spiegato con dovizia di particolari perché i giudici del Tribunale – lunedì mattina – hanno deciso di rigettare la richiesta di revoca della misura cautelare inoltrata dai legali Agostino De Caro e Stefano Montone del deputato uscente e relativa al processo in corso da due anni dove l’ex sottosegretario all’Economia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Quadro che si complica ulteriormente se si tiene conto dell’altro “no” pronunciato dal giudice Orazio Rossi, presidente del collegio A del Tribunale sammaritano che sta trattando, invece, il processo, alle battute iniziali, denominato “Il Principe e la ballerina”, in cui Cosentino è accusato di reimpiego di capitali illeciti e corruzione. Anche qui nella motivazione del diniego alla revoca e quindi del persistere la fondatezza delle esigenze cautelari è scritto in poco più di quattro cartelle: “tali provvedimenti non vi è riferimento al ruolo dell’imputato come parlamentare, il quale ruolo, dunque, non ha avuto importanza dirimente nel momento in cui si sono ritenute sussistenti le esigenze cautelari con la conseguenza, dunque che anche la dismissione non può avere rilevanza per un’ipotizzata assenza di tali esigenze cautelari”. E continua: “il delitto di corruzione risulta commesso nel medesimo ambito territoriale dell’imputato, il quale anche alla luce della sua lunga attività politica, risulta aver realizzato e dato luogo a contatti e legami personali e economici che l’unica novità intervenuta non appare idonea a recidere”.

Proprio in queste drammatiche ore, i legali del deputato Pdl stanno valutando la possibilità di presentare un’istanza urgente di Appello ai due provvedimenti al Riesame. Le probabilità di revoca sono al lumicino. I tempi sono strettissimi. La red line è fissata per il prossimo 15 marzo quando i nuovi eletti varcheranno la soglia del Parlamento e in automatico decadrà l’immunità per i deputati e i senatori uscenti. E’ una resa dei conti devastante. L’implacabile countdown che spedirà l’onorevole dritto in una cella del carcere di Poggioreale è cominciato. Un epilogo drammatico che il parlamentare voleva evitare a tutti i costi. “Evidentemente per la prima volta – sostengono i legali di Cosentino – l’asticella viene collocata ancora più in alto, nel tentativo di imporre al Cosentino (che non ha più alcuno di quei ruoli e non ricopre più alcuna di quelle funzioni istituzionali e di partito) una prova liberatoria diabolica, che soltanto la perdita della vita potrebbe assicurare, non essendo mai possibile escludere, in natura, che un qualsivoglia soggetto, sia esso parlamentare, re, magistrato, chirurgo, avvocato, meccanico, inoccupato, ponga in essere nel futuro comportamenti penalmente rilevanti”.

Nicola Cosentino venderà cara la pelle questo è poco ma sicuro. Sono in tanti ad essere in ansia per lui ma anche per ciò che il parlamentare potrebbe raccontare. Sta di fatto che l’ex coordinatore campano del Pdl è stato ed è al centro di importanti ragnatele di potere. Basta leggere ciò che ha scritto il il pm Alessandro Milita nell’esprimere il parere negativo da parte della Procura alla revoca dell’arresto di Cosentino: “la diffamazione di Caldoro, e il tentativo di condizionamento della Corte di Cassazione per ottenere l’annullamento della misura cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito delle attività della cosiddetta P3, fatti per i quali Cosentino è imputato dinanzi al Tribunale di Roma. Si tratta di condotte che descrivono la allarmante spregiudicatezza della persona, ben lontana dal profilo rispettoso di regole e prescrizioni che pur dovrebbe essere naturale per chi ha rappresentato i cittadini nella più importante istituzione elettiva del Paese, ma che – soprattutto – deve esigersi da chi invoca la revoca di una ordinanza di custodia cautelare”.

L’umiliazione di finire in carcere, assistere il proseguo dei suoi processi da uomo recluso, vedersi abbandonato, assistere al disfacimento di una classe dirigente, potrebbe davvero indurre il deputato uscente a collaborare con i magistrati e raccontare retroscena inediti della storia degli anni del consentinismo, un’articolazione avanzata del berlusconismo.