Va confermato il non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste” pronunciato dal gup di Roma nei confronti di Silvio Berlusconi, nell’ambito del filone romano dell‘inchiesta Mediatrade. E’ quanto ha sollecitato il sostituto pg di Cassazione, Gioacchino Izzo, nella sua requisitoria, durante un’udienza a porte chiuse, davanti ai giudici della terza sezione penale della Suprema Corte, la cui decisione è attesa tra stasera e domani.

Il pg Izzo ha chiesto l‘inammissibilità o, in subordine, il rigetto del ricorso presentato in Cassazione dalla Procura di Roma contro la sentenza del gup. La Procura di Roma aveva impugnato la sentenza del gup solo in riferimento ai fatti del 2004: anche se questo ricorso dovesse essere accolto dai giudici della Suprema Corte, la prescrizione sarebbe vicina, perché decorrerebbe dal 26 aprile prossimo. Oltre che sul proscioglimento di Berlusconi, gli ‘ermellini’, dovranno pronunciarsi anche su quello, disposto dal gup, nei confronti di Pier Silvio Berlusconi, del dirigente Mediaset Pasquale Cannatelli, l’ex ad di RTI Andrea Goretti, e dei manager di RTI Gabriella Ballabio e Guido Barbieri. Questo filone d’inchiesta venne trasferito a Roma per competenza territoriale perché i fatti contestati coinvolgevano RTI, che aveva sede legale nella Capitale. Gli episodi su cui ha indagato la Procura di Roma riguardavano le dichiarazioni dei redditi del Gruppo Fininvest del 2004 e del 2005 riferiti alla compravendita dei diritti tv.

Secondo il giudice per l’udienza preliminare, Frank Agrama non era il “socio occulto” del Cavaliere per la compravendita dei diritti tv. Il giudice aveva prosciolto il leader del Pdl, il figlio Pier Silvio, il produttore americano e altre otto persone dall’accusa di frode fiscale relativa agli anni 2002-2003. “Il fatto non sussiste” aveva stabilito il giudice che in motivazione argomenta come “negli atti i soldi ed eloquenti elementi conoscitivi” siano” suscettibili di dar conto dello svolgimento da parte delle società di Agrama, di una effettiva attività di intermediazione” nell’acquisto di pacchetti di diritti tv da Paramount e altri produttori che poi venivano rivenduti in Europa a Mediaset e altri. Per il magistrato il ricarico ovvero il guadagno per Agrama che sfiorava, secondo gli inquirenti, il 50% sia “del tutto ragionevole quantomeno in termini astratti, tenuto conto del rischio di invenduto gravante sul mediatore”. Per la parte relativa i fatti fono al 2004 per il Cavaliere invece è stata stabilita la prescrizione. Berlusconi aveva incassato un altro proscioglimento in un altro procedimento Mediatrade da parte del gup di Milano Maria Vicidomini. Verdetto poi confermato dalla Cassazione il 18 maggio scorso.