“La tua città sta morendo. Scrivilo, denuncia, flagella…”. La voce al telefono di mia madre è un singhiozzo. Tra i singhiozzi si è lasciato trascinare Guido di Marzo, 92 anni, ufficiale di Marina durante la Seconda Guerra Mondiale, ex direttore della Rai di Napoli dei tempi d’oro degli anni ’70. Pochi minuti prima che il palazzo dove è nato e vissuto gli si sbriciolasse davanti agli occhi come un castello di sabbia. Proprio lì di fronte al cantiere della metropolitana.

Un palazzo nobiliare in pietra di bugnato, fiore all’occhiello della Napoli storica, una volta sede del consolato francese, che guardava il mare da oltre duecento anni. Inghiottito dal ventre molle della città. Non voleva lasciare il suo palazzo, come un comandante  non vuole abbandonare la nave che sta per affondare. Guido si accascia inerme fra le macerie. Il figlio giunto di corsa da Roma se lo porta via come un burattino spezzato, un ultimo sguardo a quello che è rimasto della sua vita sotto lo sfasciume di una città.

A dodici ore di distanza un devastante incendio divampava a La Città della Scienza, altro fiore all’occhiello della Napoli “illuminata”. Vanno in fumo 20 milioni di euro e l’ultimo sogno di normalità di una città che voleva guardare “oltre”. 

Adesso lo chiamano Cassandra, Riccardo Caniparoli, geologo, più volte aveva segnalato alle autorità (che beffa chiamarle ancora così) il rischio idrogeolocico della Riviera di Chiaia: «Durante lo scavo della galleria della Linea 6, sono state intercettate, lungo il percorso, 3 tipi di acque sotterranee, che prima erano in equilibrio tra loro: le acque dolci della falda superficiale che dalle colline di Posillipo e del Vomero si versavano in mare…poi le acque salate della falda di intrusione marina con una direzione di flusso opposta alla precedente…tutti i fabbricati della Torretta e della Riviera di Chiaia oggi si allagano anche in mancanza di precipitazioni abbondanti». Scriveva sul numero di Chiaia magazine dell’aprile 2012. E’ come se si fosse formata una diga sotterranea che imprigiona l’acqua e ne impedisca il deflusso, mettendo a rischio di cedimento le fondamenta dei palazzi. 

I fischi al sindaco De Magistris, accorso sul luogo del crollo, tuonano all’inefficienza e all’inezia di un’intera classe politica. E meno male che non c’è scappato il morto, urlano gli sfollati. E solo grazie al tempismo del portiere che ha dato l’allarme citofonando agli inquilini (“Scendete subito il palazzo sta crollando…!”) si è evitata la tragedia da troppo tempo annunciata. Incriminato anche il sovraccarico di auto della Riviera dopo la chiusura al traffico del Lungomare.

E solo adesso ci si ricorda come uno Studio di Impatto Ambientale della zona altamente urbanizzata, sia misteriosamente sparito dagli uffici della Regione il 10 marzo 2009…

Basta così. Vogliamo continuare ancora a chiederci perché è successo?

Grillo, mi rivolgo a te (a chi altro, se no?) che ormai vesti l’abito scomodo di salvatore della patria. Fai qualcosa, se sei ancora in tempo. In fondo tra Napoli e Genova c’è un gemellaggio dell’anima e manda a vaffa quelli che dicono che Napoli è  la punta di iceberg di un’Italia, schiacciata ormai da anni di corruzione dei politici. Dimostraci che non sarà più così. E vedrai che ci sarà pure chi invocherà Grillo SantoSubito!