Sono tranquillissimo, non mi serve nemmeno l’avvocato. Se mi chiamano in Procura vado, tanto non ho preso un centesimo”. Così assicura ai microfoni di “24 Mattino”, su Radio 24, Antonio Razzi, al centro di un’indagine conoscitiva della Procura di Roma insieme a Domenico Scilipoti per il cambio di casacca dall’Idv al Pdl nel 2010. Il senatore in quota Pdl ribadisce di aver cambiato casacca “per senso di responsabilità” nei confronti del Paese e degli Italiani, pur invocando un cambiamento della Costituzione che penalizzi i voltagabbana. “E’ giusto che uno non debba cambiare” – spiega – “ma il mio caso è diverso perché sono stato eletto all’estero con le preferenze. Ho preso 3500 voti da molta gente del Pdl”. Il senatore poi, nel suo solito italiano claudicante, confonde i suoi collaboratori con gli elettori e aggiunge: “Dopo il cambio di partito ho ricevuto centinaia di posta elettronica che mi hanno complimentato: ‘noi abbiamo dato il voto a te’. E di quelli che mi dicevano: ‘hai fatto bene a lasciare quel partito’”. Razzi, inoltre, si esprime sulla celebre frase “rubata” dalla telecamera nascosta di Francesco Barbato (“Sto in Parlamento per farmi li cazzi miei”): ““Quella è stata una confidenza, come uno parla al bar. Io di solito non dico parolacce, non le ho nemmeno insegnate ai miei figli, non uso questo linguaggio sporco. Tutti i cittadini” – continua – “vogliono arrivare a prendere la pensione. Mi dica uno che non vuole la pensione e che dice ‘la lascio allo Stato’. Non ne conosco uno”. Infine una battuta sull’imitazione che Maurizio Crozza ha offerto ieri sera a “Ballarò”, su Rai Tre: “Lo ringrazio, mi fa pubblicità così poi la gente mi vota”