Come diceva un celebre slogan della propaganda militare britannica del 1939, oggi diventato un meme: Keep Calm and Carry On, ragazzi. Non so se mi aiuta il giudeccoso inverno canadese o la lontananza, ma le reazioni di molti miei concittadini all’impasse politica odierna mi paiono davvero esagerate.

Da un lato registro una ridicola corsa in stile “al lupo, al lupo!” da parte di elettori, eletti e simpatizzanti della coalizione di centrosinistra, che su Facebook (e immagino in ogni altro luogo) associano il politico Beppe Grillo ora a Benito Mussolini, ora nientepopòdimeno che ad Adolf Hitler. E Skeletor, no? Consiglio a questi amici di cambiare tipo di erbe e darsi a forti dosi di valeriana e camomilla. Ok: il M5S si può definire come “un movimento populista”. Ok: spesso scivola in una forma anche becera di qualunquismo sostenendo stantie scemenze sesquipedali del tipo “destra o sinistra pari sono”. Ok: il linguaggio di Grillo è spesso impolitico, offensivo e controproducente, stile Non c’è democrazia interna? Fuori dalle palle chi la pensa così! E tuttavia: Mussolini & Hitler e Grillo in comune non hanno pressoché niente, checché ne scriva il britannico The Spectator, con paralleli di una grana così grossa da risultare allo stesso tempo ridicoli e banali.

Dall’altro lato registro lingenua sicumera di molti elettori ed eletti del MoVimento 5 Stelle, convinti che avendo vinto queste elezioni col 25% e passa dei voti, in caso di ritorno al voto la loro lista non potrà che prendere il doppio o anche di più, arrivando così in due battute a “gioco, partita, incontro e Coppa Davis”, ovvero al primo governo realmente monocolore della Storia repubblicana.

In realtà l’immane successo del M5S a queste elezioni è un dato da tenersi stretto, perché non è affatto scritto in cielo che se si tornasse al voto fra 3 o 6 mesi, il M5S raddoppierebbe i voti, o anche solo li confermerebbe. Ho diversi amici e conoscenti fieri elettori di Grillo che mi hanno già ammonito: “Se a questo giro il MoVimento non coglie l’occasione di de-berlusconizzare l’Italia, consentendo al Pd di governare sulla base alla fine di una serie di punti del nostro programma, che erano anche nel loro, ma in posizione ormai defilata, alle prossime elezioni Grillo il mio voto se lo scorda e mi astengo o annullo la scheda“. Capito, sì?

L’impasse politica presenta tratti preoccupanti, perché quello che appare come uno stallo di potere potrebbe stimolare le speculazioni contro la nostra economia. Eppure le potenzialità per uscirne alla grandissima sono sul tavolo. Se gli estremisti del Pd e gli estremisti del M5S diventano addirittura fastidiosi nel loro reciproco insultarsi e demonizzarsi, come se fossimo ancora in campagna elettorale, da più parti si leggono appelli al buon senso assai condivisibili. Diversi di questi arrivano dal nostro giornale (solo per citare due che ricordo a mente: questo post di Jacopo Fo, quest’altro di Andrea Scanzi), ma altri ne sono venuti in televisione da Santoro, Dario Fo e da altri intellettuali che sanno indicare una via. Fra i miei punti di riferimento, solo Eugenio Scalfari sembra avere perso del tutto la bussola, sopraffatto da eventi che sono troppo alieni ai suoi schemi mentali per essere interpretati in modo non allarmistico.

E allora, come dicevo nel mio primo post dopo il voto: “Che fare?” Bersani, dopo aver condotto una campagna elettorale orrenda, ha avuto un’uscita felice: governo di scopo, 8 punti programmatici assai chiari e definiti per cominciare a de-berlusconizzare l’Italia, e poi si vede. O si riforma la legge elettorale e si ritorna al voto, oppure – aggiungo io – si trovano altri 8 punti altrettanto chiari e definiti e si completa l’opera di de-berlusconizzazione del nostro Paese.

Pensate a un’Italia della fine del 2014 in cui sono state abolite le leggi ad personam volute da Berlusconi, dove i costi della politica sono stati tagliati, dove c’è una vera legge sul conflitto d’interessi, dove c’è un vero riordino del sistema televisivo in chiaro, dove tutti si possono sposare, dove le piccole e medie imprese hanno finalmente ricevuto i crediti dallo Stato, dove il reddito di cittadinanza è in discussione al Parlamento, dove c’è una vera legge anti-corruzione, dove la scuola pubblica ha ricevuto fior di finanziamenti magari tolti ai finti giornali organi di finti partiti, e dove chi ha corrotto parlamentari e giudici non può più presentarsi alle elezioni. Sarebbe l’Italia che io amo, per citare una nota figura della Commedia dell’arte brianzola.

Oggi tutto questo è possibile per la prima volta, considerato che il Parlamento pre-elezioni era quello la cui maggioranza sosteneva che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak, come padron Silvio ordinava. Oggi Pd e soprattutto M5S hanno l’occasione storica di mettere la parola fine al secondo ventennio più triste della storia d’Italia. Io non credo che nel M5S e nel Pd si lasceranno scappare l’occasione. Ma in caso mi sbagliassi, e si andasse invece a elezioni anticipate a stretto giro, gli italiani non se lo dimenticherebbero di certo.