L’iniziativa lanciata da Micromega  per dichiarare quasi vent’anni dopo Berlusconi ineleggibile, anche in giorni frenetici dominati da previsioni apocalittiche e scongiuri sulla fine della democrazia, sta raccogliendo un numero imponente di adesioni,  che dalle ottantamila di lunedì hanno superato ormai quota centomila.

Inizialmente  quando ho visto l’appello, a cui hanno aderito anche Barbara Spinelli e Stefano Rodotà, ho pensato che forse era fuori tempo massimo e soprattutto sopravanzato dall’incalzare delle novità. Prima fra tutte, l’arrivo finalmente in Parlamento di un movimento come il M5S che materializza fisicamente il tracollo della seconda Repubblica di cui Berlusconi è il rappresentante più impresentabile e “perfetto”.

Poi ho considerato che mi sbagliavo e che il silenzio totale e scontato sull’iniziativa, da parte di un’informazione tutta concentrata a “decifrare”  e  strumentalizzare in politichese quello che i neoeletti grillini dicono semplicemente in italiano, confermava solo l’eterna inattualità mediatica del conflitto di interessi di Berlusconi oggi più unfit  che mai a qualsiasi carica istituzionale.

Quanto sia stato pesante  il conflitto di interessi del candidato Berlusconi S. nella campagna elettorale marcatamente televisiva dei partiti tradizionali, con occupazione militare delle sue televisioni e sconfinamento in quelle teoricamente competitive, ci è abbastanza chiaro. E forse anche il peso spropositato attribuito post voto alla sua personale rimonta  super enfatizzata che ha consentito in realtà al Pdl di perdere ‘solo’ 6.297.343 di voti.     

In questi giorni stanno crollando pesantemente sulla testa di Berlusconi e dei suoi giureconsulti le macerie della messincena delle “cene eleganti” e della marocchina nipote di Mubarak che potevano trovar credito solo nella maggioranza della passata legislatura che ha chiuso miserevolmente il ventennio della seconda Repubblica. Ma ci sono soprattutto il furto di democrazia ed il mercimonio istituzionale che stanno emergendo dalle dichiarazioni circostanziate dell’ex dipietrista Di Gregorio sulla compravendita di senatori per far cadere Prodi con la richiesta  di  giudizio immediato per corruzione nei confronti di  un Berlusconi troppo impegnato per presentarsi davanti ai Pm napoletani.

E poi la nuova diga che si sta aprendo con l’inchiesta romana sui transfughi del 2010 Razzi e Scilipoti, “responsabili a gettone” felicemente ricandidati, una voragine di compravendite e ricatti di cui è impossibile prevedere la portata.

Davanti a tutto questo si può obiettare che mettere una firma per dichiarare finalmente ineleggibile l’onnipresente capolista al Senato Silvio Berlusconi, in quanto concessionario di un bene pubblico di primaria importanza come prevedeva una legge del 1957, è poca cosa, un ripiego un po’ consolatorio per i soliti ingenui.

Berlusconi che ha fatto la mossa delle cosiddette “liste pulite” e soffrendo le pene dell’inferno ha tenuto fuori Cosentino e Dell’Utri, era ed è il più incandidabile di tutti. Ma fino a quando, grazie in primis al M5S, non avremo una legge sugli impresentabili che non sia una nuova presa in giro, abbiamo quella vecchia norma sull’ineleggibilità che Pdl e Pd hanno con perfetto spirito bipartisan messo sotto i piedi, ma che è tutt’ora vigente.

Chiediamo semplicemente che venga applicata nel rispetto della legalità, della separazione dei poteri e nello spirito della Costituzione, come avevano fatto già nel ’94, del tutto inascoltati se non irrisi dai partiti che ora sono alle corde, gli autori originali dell’appello.

E mi piace farlo, incurante che con italica ipocrisia aderisca per mero opportunismo qualche politico in cerca di legittimazione, anche in nome di un economista illustre e di un cittadino indomito come Paolo Sylos Labini, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere, magari per dimostrargli che alla fine “gli anticorpi”  si sono attivati anche in Italia.