Il mondo inizia a interessarsi al caso di Muhammad al-Ajami, il poeta del Qatar arrestato il 16 novembre 2011 per aver scritto una poesia: dall’Alta commissaria Onu per i diritti umani ai circoli letterari fino, recentemente e per quanto riguarda l’Italia, ai Litfiba, il suo nome ha iniziato a circolare.  

Condannato il 29 novembre scorso all’ergastolo, pena ridotta a 15 anni nel processo d’appello del 25 febbraio, tra alcune settimane quest’uomo che non avrebbe dovuto passare neanche un secondo dietro le sbarre conoscerà il suo destino.

È questo il momento decisivo per fare pressione sulle autorità del Qatar e chiedere l’annullamento della condanna e la scarcerazione di al-Ajami. Qui trovate l’appello promosso a livello mondiale da Amnesty International che vi chiedo di firmare.

“Siamo tutti la Tunisia di fronte all’élite repressiva”: è uno dei versi della “Poesia dei gelsomini”, scritta nel 2011 sull’onda delle rivolte nei paesi dell’Africa del Nord. All’emiro Hamad bin Khalifa al Thani non è affatto piaciuto così come non è stato accolto con un sorriso il riferimento agli “sceicchi che giocano con le loro playstation”, giudicato un “attentato ai simboli dello stato e un incitamento a sovvertire il potere”.

Magari, se al-Ajami avesse sostituito la parola playstation con Paris Saint Germain, l’offesa sarebbe stata meno grave….

Avrebbe potuto aggiungere, il poeta dei gelsomini, qualche altro verso se nel frattempo non gli fosse stata tolta la parola.

Lo facciamo noi al suo posto, in prosa, sottolineando quanto sia incoerente e irresponsabile, da parte delle autorità del Qatar, “giocare coi diritti umani”: schierarsi dalla parte delle rivolte all’estero, accompagnandole anche con armi, soldati e denaro, per poi mettere a tacere una piccola, isolata voce di dissenso interno e minacciare, con una vergognosa sentenza, chiunque altro osi prendere la parola.