Tra pochi giorni, quando inizierà ufficialmente la nuova legislatura, il Parlamento italiano perderà Livia Turco. Dopo ventisei anni filati a Montecitorio (quando ci entra, nel 1987, al governo c’era Giovanni Goria e in America avevano appena trasmesso la prima puntata di Beautiful) tornerà a lavorare, dice lei. Dove? “Al Pd da funzionario, come è normale che sia. Tutti gli ex parlamentari tornano alla loro professione”. Aspettando una lauta pensione che non tarderà ad arrivare, come ha spiegato in un’intervista pubblicata ieri dal Corriere della sera. “Tra due anni, quando ne compirò 60, io prenderò la pensione. Come tutti”. Anche se non tutti percepiscono un assegno da “cinquemila euro o giù di lì” come lei. A soli sessant’anni poi. Per la Turco però non c’è niente di strano: “Non vedo perché dovrei sentirmi in imbarazzo dopo aver lavorato una vita. Rinunciai a insegnare per la politica e lo dico con orgoglio. E ora, avendo acquisito grande esperienza sui temi sociali e dell’immigrazione, mi piacerebbe cercarmi un lavoro”. Nel frattempo però  torna a scaldare una scrivania a Sant’Andrea delle Fratte. “Era il mio lavoro da sempre”.

Ora, è comprensibile che la Turco non capisca appieno l’assurdità di queste affermazioni. Viene da un’altra epoca, da quella generazione cresciuta a Frattocchie che si è trovata in mezzo ad un cambiamento di sistema – sulla politica e sul modo di fare politica – e che evidentemente non è stata capace di governarlo. Ma a fare raccapriccio sono quei giovani dirigenti intestarditi in un tentativo di emulazione fuori tempo massimo, perché la società è irreversibilmente cambiata. 

Ragazzi di 20 o 30 anni che ancora oggi – nel Pd e nelle organizzazioni giovanili di molti altri partiti – vedono la politica come professione “ad vitam aeternam” e che al posto di pensare al proprio futuro lavorativo, passano la vita dietro al capo corrente di turno in attesa di collocazione in qualche istituzione o, alla peggio, in qualche funzionariato di partito. Ben lontani dall’idea di prendersi una laurea, seppure da fuoricorso decennali. Ed è ovvio che oggi molti di loro vivano con terrore precipitoso l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Perché attraverso quei fondi che gli italiani non hanno mai voluto, vedi referendum del 1993 – e a proposito: Clistene, caro Bersani, non c’entra nulla – viene garantito loro un apprendistato, una carriera e magari addirittura una pensione. Ma il mondo, con buona pace degli ultimi Turco, ormai ha preso un’altra direzione. Neanche quello del Papa è un lavoro a vita, figuriamoci quello di un funzionario del Pd.