The Economist - Copertina clownL’Economist di questa settimana associa Berlusconi e Grillo, titolando Send in the clowns. Sembra la solita invettiva di chi crede di essere il primo della classe, ma è in realtà un messaggio profondamente ideologico. Un messaggio volto a convincerci che non esista una soluzione alla crisi che non passi per l’austerità.

Send in the Clowns, è la colonna sonora di un musical nel quale i clowns simboleggiano gli ‘stolti consapevoli’. Il pubblico delega i clowns per mettere in scena in modo ironico i drammi della vita. Gli italiani secondo l’Economist avrebbero scelto da ‘stolti consapevoli’ di mandare avanti i clowns piuttosto che assumersi le proprie responsabilità votando Monti e Bersani, e con essi l’austerità. In questa interpretazione non ci sarebbe alcuna differenza tra i voti per Berlusconi e quelli per il MoVimento. Questo assunto, condiviso da molti commentatori e giornali nostrani, ignora volutamente l’occasione storica che si para davanti, perché guarda solo al lato populista del MoVimento (che certamente esiste) ed ignora tutte le sue peculiarità positive.

Il successo del MoVimento è spiegato a mio avviso da quattro ragioni: (1) la forza della leadership carismatica di Beppe Grillo; (2) il clima anti-partitico ed anti-casta creato dai continui scandali; (3) la durezza della crisi economica e l’inadeguatezza della risposta Europea; (4) la voglia inespressa di partecipazione civica e politica di molti cittadini.

Mi focalizzerò su quest’ultimo punto. A mio parere il MoVimento costituisce un’espressione di voglia di partecipazione senza mediazione della politica tradizionale per almeno cinque ragioni:

(1) i membri del MoVimento sono persone mediamente più impegnate in associazioni di volontariato del resto della popolazione italiana.

(2) I due meetup più grandi del MoVimento sono locati nel Mezzogiorno: a Napoli e Catania. Questo impegno e’ la testimonianza tangibile di una volontà di molti meridionali di partecipare in modo non convenzionale alla politica del paese.

(3) Tra i votanti del movimento a Cinque stelle ci sono moltissime persone con istruzione intermedia e che hanno un considerevole sapere tecnico (ingegneri, informatici, etc…). Si tratta di gente che vuole risposte pratiche e non ne può più dei tempi biblici della politica italiana. Mancheranno anche di conoscenza dei meccanismi istituzionali, ma hanno altri tipi di saperi che non hanno albergato nei nostri parlamenti e consigli regionali e comunali.

(4) La genesi nella politica locale del MoVimento dimostra la richiesta di partecipazione dal basso.

(5) La voglia di cambiare il sistema attraverso una serie di micro-fratture che accompagnino l’evoluzione istituzionale del paese. A tal proposito l’esperienza siciliana suggerisce una chiave di lettura suggestiva: l’avvicinamento tra centro-sinistra e MoVimento potrebbe essere la chiave di volta per connettere micro e macro fratture, scardinando così molti dei lacci che tengono il paese ancorato ad una condizione pre-moderna. Il centro-sinistra ha fallito miseramente negli ultimi anni perché troppo intriso di interessi particolari e vecchia politica. Il MoVimento dall’altra parte dovrà piano piano avvicinarsi all’esperienza di governo, facendo prevalere la voglia di partecipazione della base sugli atteggiamenti populisti di Beppe Grillo.

La via verso il rinnovamento del paese è stretta stretta, ma bisogna perseguirla con umiltà e coraggio. Il voto mette a durissima prova il Pd, che si trova ad un bivio, scegliere la conservazione e lo sgretolamento progressivo, oppure aprirsi all’incognita del nuovo, ascoltando il messaggio forte arrivato dalle urne. Dall’altra bisogna smetterla di pensare al MoVimento semplicemente come il giocattolo di Beppe Grillo, ma guardare con lungimiranza alla voglia di cambiamento che la base chiede al paese.

E’ un mix di problemi e opportunità che possiamo trasformare in una lezione per i soloni dell’austerità. L’Italia può, per le sue particolari condizioni storiche, diventare un laboratorio di rinnovamento per tutto il continente, dimostrando che si può costruire un’alternativa che non accetta il diktat di politiche assurde che deprimono l’economia, senza per questo essere irresponsabili.