Era semplice, Giuseppe Pederiali, come semplici erano i suoi personaggi. Semplice ma vero, come la terra in cui è nato e che ha saputo descrivere così bene. Grande gli era stato lo sgomento e insopportabile il dolore nel vedere la sua Finale Emilia piegata dal terremoto. La foto ritraente la torre di Finale squarciata in due dal sisma l’ha scoperta sulla rete, fino all’ultimo ha sperato si trattasse di un fotomontaggio; alla fine ha ceduto alla realtà e si è attaccato al telefono per assicurarsi che amici e parenti stessero bene.

La notizia del sisma l’ha raggiunto a Milano, dove, ormai da anni si era trasferito. Ma la distanza era solo fisica. Pederiali si è sempre approcciato alla vita, e questo traspariva chiaramente dai suoi libri, con l’animo tipico dell’emiliano – sognatore, libero e ammirevolmente ingenuo.

Nonostante i suoi 76 anni Giuseppe Pederiali era un uomo al passo con i tempi, al passo con le nuove tecnologie. Per raccontare le sue impressioni e per rimanere in contatto con i suoi innumerevoli lettori usava quotidianamente Facebook; pensava la rete non dovesse essere soggetta a nessun giudizio di valore – né buona, né cattiva; semplicemente un mezzo.

Pederiali ha scritto più di trenta romanzi ed è tradotto perfino in giapponese. La sua penna era felicemente poliedrica, ha scritto romanzi per l’infanzia, avventure, fantasy, gialli e storici. Il suo ultimo romanzo “L’amore secondo Nula” è scritto dalla soggettiva di una simpaticissima Jack Russel. Pederiali era un abilissimo e finissimo tessitore di avventure e chi ha letto la trilogia “Le città del diluvio”, “Il tesoro del Bigatto” o “Le avventure della Selva Bella” lo sa bene. Questi tre romanzi si inseriscono a pieno titolo nella più alta letteratura avventurosa italiana: metteteli tranquillamente in libreria a fianco di un Salgari, non sfigureranno, anzi. Sono romanzi che ancor oggi (e sono passati più di trent’anni anni) vengono proposti nelle scuole agli alunni. Ma come ogni grande libro anche questi superano la categorizzazione per genere, li puoi leggere a qualunque età, e ogni volta ci troverai un insegnamento diverso, una risata differente. “Il tesoro del Bigatto” ha venduto qualcosa come un milione di copie e i premi vinti nel corso della sua vita sono stati innumerevoli.

Pederiali non aveva paura del cambiamento e non si sentiva arrivato. La gentilezza con la quale mi ha trattato nell’intervista che mi ha rilasciato (e che trovate proprio qui sul Fatto Quotidiano, giornale di cui era lettore), è qualcosa che mi ha lasciato stupefatto; oggi a maggior ragione. Mi ha elargito consigli, dicendomi che è importante per un giovane che vuole avere a che fare con la scrittura di non bruciarsi. Ha detto in altre parole di non scendere a compressi con personaggi poco professionali, che non ricercano uno scambio alla pari. La cosa però che mi stupiva di più,durante l’intervista, era che non la finiva di ringraziarmi, come fosse lui il novellino. Mi ha persino inviato due copie del suo ultimo romanzo (aveva paura che la prima fosse andata perduta dei meandri della rete postale). Questo solo per raccontarvi di come non solo fosse un grande scrittore, ma anche un grande uomo, gentile e genuino.

L’etica per Giuseppe era una cosa importante. Come lo era il rispetto per gli altri e soprattutto per gli animali. Un lascito olistico il suo: l’uomo deve cessare di sentirsi il padrone del mondo e iniziare ad entrare in armonia con esso. Per Giuseppe l’amore era una cosa seria, l’amore incondizionato verso ogni cosa. Naturalmente anche l’amore per le donne rientra in questa visione, e l’ultima volta che l’ho sentito al telefono questo suo amore e il modo con cui ne ha parlato (e questo preferisco tenerlo per me) mi ha fatto sorridere e cambiare l’umore di una giornata.

Giuseppe è stato tecnico informatico, giornalista, ha lavorato alla radio, ha fatto persino il marinaio. Giuseppe Pederiali non aveva paura dei cambiamenti; credo proprio che anche quest’ultimo non l’abbia spaventato, anzi credo ci sguazzerà dentro. Come un pesce nel grande Po.