“L’unica alleanza possibile è con la coscienza della gente” dice il personaggio recitato da Toni Servillo al segretario del partito di centro che gli propone l’unica alleanza necessaria per vincere le elezioni. Immaginereste mai un politico italiano dialogare così? No, infatti non è il segretario del maggior partito della sinistra a dirlo ma il suo gemello filosofo bipolare, visionario, che lo ha sostituito. A sua insaputa.

Un Toni Servillo mostruoso, da Oscar. In un film di rara magniloquenza. Intenso, vibrante, imperdibile, commovente, di straordinaria attualità ovvio. In un comizio davanti a centinaia di migliaia di persone il segretario-filosofo, dopo essersi girato mesto verso il cartellone comunicativo posto alle proprie spalle, osservando a voce alta recita: “Manca una parola: passione!”, poi si rivolge ad uno di loro in mezzo alla folla, e dunque a tutti, dicendogli così: “Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua”.

Un politico così non esiste (o meglio, non esisteva) nel nostro panorama politico, perché abbiamo una politica plastica composta da leader di plastica (dunque fasulli) che recitano una commedia mediocre e imbolsita da decenni. Commedia che paghiamo noi. Pubblico pagante che è altrettanto responsabile di essersi recato per anni al botteghino e poi in platea, ripetendo gesti rituali privi di significato. Un pubblico lobotomizzato dalla mediocrità inoculata in piccole dosi quotidiane, la cui catarsi è stata certo agevolato dall’età (alta), dalla scolarità (bassa), dalla decadenza morale (alta), dalla meritocrazia (bassa), dalla illegalità (alta).

Una politica, quella recitata negli ultimi vent’anni da una finta destra liberale e da una finta sinistra socialdemocratica, con un consociativismo ripugnante, grave e greve, fino a realizzare un sentimento diffuso di anti-politica che, a ben vedere, è solo sdegno verso la “politica italiana” fondata sull’inciucio e sul profitto, vile e avvilente, immorale e arrogante, mentre in realtà è solo una dichiarazione d’amore statuaria verso la politica autentica. Quella che oggi vincola il M5S. Quella che fluisce dalle parole e dai discorsi di Grillo. La politica che si nutre di passione e giunge al cuore e al cervello, immediatamente. Il crack dell’amore per la politica e viceversa.

Il bellissimo film di Roberto Andò è l’estasi della politica e di quello che desiderano certamente oggi gli italiani, risvegliatisi (non tutti ma buona parte) da decenni di coma profondo. Quello che la sinistra non ha certamente compreso né ieri né tanto meno oggi, come dimostra l’affannosa rincorsa a dialogare sui temi centrali posti dal M5S e voluti dagli elettori dotati di sana e comune avvedutezza.

L’esempio lampante è quello del finanziamento pubblico ai partiti. Ancora oggi si legge che Bersani si dichiara pronto a discuterne. Ma cosa c’è da discutere? Pare assai semplice la premessa posto che vent’anni fa il referendum ha statuito che oltre il 90% del popolo votante ha detto no. Peccato che poi i partiti, tutti tranne la voce contraria sempre dei radicali promotori del referendum, l’abbiano reintrodotto subdolamente e poi sempre più sfacciatamente e tutto ciò ci sia costato qualche miliardo di euro. Oltre ai già sontuosi emolumenti alla politica (tra vitalizi, indennità, spese e altri privilegi) che probabilmente ci conducono a trasferire dal bilancio dello Stato una decina di miliardi di euro ogni anno alla classe politica. Soldi che poi si succhiano agli italiani medi.

Qua si pone un problema di democrazia serio, anzi serissimo. Perché è evidente di come si sia consumato nel ventennio un furto di democrazia (golpe) da parte della partitocrazia tutta, che ha espropriato la democrazia fondata sulla rappresentanza, agendo in modo difforme dal desiderato e manifestato dal popolo. Negli anni così sono stati disattesi risultati referendari abrogativi storici (art. 75 Cost.), sono rimaste nei cassetti le leggi di iniziativa popolare (art. 71 Cost.), e non è mai stato realizzato l’istituto della petizione (art. 50 Cost.).

Dunque non solo la democrazia diretta non è stata mai rispettata e realizzata ma addirittura è stata violata. E questo io lo chiamo stupro della democrazia. Ed allo stupro si reagisce con una rivolta, tesa a rimuovere gli impostori. Oggi la rivolta si è tradotta in una rivoluzione civile che ha riconosciuto nel M5S il suo legittimo interlocutore, offrendo a veri esponenti della società civile tale delicato mandato.

Dunque di che cosa si deve discutere caro presunto leader della sinistra?  O meglio, leader sinistro della presunta sinistra.