E il giorno della festa per Roberto Maroni. Il neo eletto presidente della Regione Lombardia è stato accolto da alcune centinaia di persone con bandiere della Lega e del Pdl in piazza XXV Aprile a Milano. La festa, organizzata dai militanti del Carroccio, ha avuto però un grande assente: il leader del Pdl Silvio Berlusconi, la cui presenza, fino a qualche minuto prima che arrivasse lo stesso Maroni, era data per certa. Al suo posto è intervenuto il coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani, che ha portato i saluti del leader del partito e ha dichiarato che “il Cavaliere avrebbe voluto essere presente”. Mantovani ha invitato i presenti, delusi dal non poter vedere ancora una volta i due leader affiancati sul palco, a non interpretare male l’assenza dell’ex premier: “Siamo tutti convinti che insieme faremo grandi cose e chi dice che ci sono fratture tra noi, per la Giunta, rispondiamo che non è vero niente.

A proposito della Giunta, Maroni ha promesso che i giochi dovrebbero chiudersi “entro la fine della prossima settimana”: “La insedieremo il giorno dopo la mia proclamazione ufficiale a presidente della Regione Lombardia”. Il neo presidente ha voluto ribadire ancora una volta che la Giunta sarà composta da “persone oneste, competenti, capaci” e che metà di loro saranno donne “perché hanno non una, ma due marce in più di noi uomini. 

Il segretario del Carroccio – che ieri ha ribadito la sua intenzione di lasciare il vertice del partito – ha annunciato di voler essere “il governatore di tutti i lombardi, anche di quelli che non mi hanno votato”. “Li convincerò che hanno sbagliato e la prossima volta voteranno me”, ha aggiunto, promettendo che, dopo i momenti di festa, “si parte subito a lavorare”.

Maroni ha voluto lanciare un messaggio a chi ha votato il Movimento 5 Stelle per esprimere la propria protesta: “Io li capisco, ma il nostro compito sarà di dimostrare che la protesta avrà una risposta concreta e verrà dal nostro governo in Regione Lombardia”. Parlando di chi accosta la sfida di Beppe Grillo alla Lega delle origini, Maroni ha spiegato di vedere differenze profonde, perché “noi avevamo un’idea, un progetto, e non eravamo solo contro per sfasciare tutto”. “Noi – ha concluso – lanciamo la sfida a Grillo e al grillismo, la sfida della concretezza e non delle chiacchiere, delle balle che si sparano”.