Grillo va nella direzione giusta” quando afferma che “la politica ed il nuovo governo devono puntare sulla ricerca“, perché la ricerca producendo innovazione “porta occupazione”, ed è quindi una delle “leve più forti per fare uscire il Paese dalla crisi”. Così il presidente del Cnr, Luigi Nicolais, commenta con l’Adnkronos le parole del portavoce del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che al News Scientist ha recentemente sottolineato che con gli attivisti del M5S in Parlamento la “politica si occuperà anche di scienza e ricerca”. Ma ora, afferma Nicolais, “aspettiamo da Grillo atti concreti” anche riguardo l’altra affermazione fatta al magazine anglosassone sulla sua intenzione di “dare soldi alla ricerca pubblica che sta morendo”.

Nell’intervista al New Scientist, inoltre, il portavoce di M5S ha anche annunciato impegno contro il clientelismo nelle Università. “Uno dei nostri obiettivi principali è quello di ripristinare la meritocrazia all’interno della ricerca e del mondo accademico. Il clientelismo è diffuso anche lì” ha affermato Grillo al giornale anglosassone pubblicato in Inghilterra, Stati Uniti e Australia. “Vogliamo anche dare soldi alla ricerca pubblica che sta morendo” dice ancora Grillo. Che proverà ad arginare la fuga dei cervelli. E proprio nelle liste di M5S compaiono molti ricercatori. “Ci sono anche molti che vivono all’estero, che sono pronti a tornare per aiutare. Ci mandano tonnellate di tweet ogni giorno” ha detto Grillo convinto che “se diamo un segnale forte di cambiamento, torneranno”. Un cambiamento che per Nicolais passa anche attraverso riforme e fondi. “Il governo Monti e prima di lui il ministro Gelmini – spiega Nicolais – hanno tagliato fondi alla ricerca pubblica senza capire l’alto rischio di perdere know-how perché non è questione di comprare brevetti. Dietro un brevetto c’è molto know-how ed è quello che porta crescita in un Paese”.

Per questo, come presidente del Cnr – aggiunge Nicolais – combatterò perché si realizzino quelle riforme strutturali nel mondo della ricerca che daranno più slancio ai giovani ricercatori, quei 30-40enni che sono i ‘cervelli’ che il Paese deve potenziare e non deve più perdere”. Ma “agli Enti di ricerca – continua Nicolais – serve anche più autonomia e soprattutto una bella dieta di burocrazia”. Altro aspetto su cui si dovrà intervenire, prosegue Nicolais, e che “i ricercatori non possono essere omologati nel pubblico impiego perché” chi fa scienza “drena in Italia anche fondi esteri con le collaborazioni internazionali”. Insomma, dice Nicolais, la ricerca “non è l’ufficio del catasto”. “Non è possibile – dice ancora il presidente del Cnr – che il ricercatore sia omologato nel pubblico impiego, il ricercatore è un creativo e va valutato, certamente in maniera stringata, per ciò che produce”. Riguardo ai finanziamenti alla ricerca pubblica, per Nicolais “la strada dei fondi europei” è quella “giusta”, ma ciò significa, sottolinea, “anche più internazionalizzazione e più ricercatori al lavoro”, mentre ora “il nostro Paese è agli ultimi posti in Europa per numero di ricercatori”. “Se pensiamo solo al maxi-progetto europeo Grafene da 1 miliardo di euro, circa la metà dei fondi arriverà in Italia, tra Cnr, Università e altri enti di ricerca. E’ un alto valore e su un progetto che porterà altissima innovazione e tecnologia, ma dovremo essere preparati. Se dal progetto Grafene porteremo in Italia 500 milioni di euro, si potenzieranno non poco i fondi alla ricerca pubblica italiana, basti pensare – conclude Nicolais – che il Cnr dal Miur prende fondi pubblici per 600 milioni di euro l’anno”.