E’ la legge 29 gennaio 1992, n. 113, si intitola “Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica.” E prevede che ogni comune debba mettere a dimora su proprio terreno o terreno demaniale un albero per ogni nuovo nato nel suo comune entro dodici mesi dalla nascita. Nel 1992 c’era un governo Craxi. Il firmatario fu il suo delfino, Martelli.

Poche leggi sono state così disattese nella storia della Repubblica. A dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, della diffusa insensibilità ambientale.

Del resto, questa è una delle tante leggi italiane che prevedono obblighi ma non prevedono sanzioni. Quindi che un sindaco ottemperasse o meno, era del  tutto indifferente.

Resosi conto di questo, il nostro legislatore – ad appena 21 anni distanza (!) – adesso emana una nuova legge 14 gennaio 2013, n. 10Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani.”  La norma prevede modifiche alla legge precedente al fine di “assicurarne l’effettivo rispetto”. E cioè: i comuni non sono tutti ma solo quelli con popolazione superiore ai 15.000 abitanti (chissà poi perché…); gli alberi debbono essere messi a dimora entro sei mesi e non già entro un anno dalla nascita del bimbo (si deve fare presto); si deve mettere a dimora un albero anche per i bimbi adottati, non solo per i neonati (gli adottati hanno pari dignità). A controllare che i comuni rispettino la legge viene istituito un Comitato per lo sviluppo del verde pubblico (l’ennesimo comitato, l’ennesimo “garante”). Non credo che la legge avrà una migliore fortuna di quella precedente. Ma non so neppure se augurargliela.

A tutti noi infatti è noto che gli alberi crescono naturalmente negli spazi verdi urbani. Ed anche in tutte le aree dismesse si creano veri e propri boschi in città. Peccato che poi tutto venga tranquillamente “riqualificato” da privati e comuni, ed al posto dei boschi urbani sorgano condomini e centri commerciali.

Anche se la legge venisse attuata (e non lo sarà), sarà sempre negativo il saldo tra gli alberi che verranno uccisi in un comune rispetto agli alberi che verranno messi a dimora.

A me basterebbe una legge che tutelasse per sempre i boschi che sono sorti naturalmente nelle città. E prevedesse percorsi naturalistici all’interno degli stessi e visite guidate da parte delle scuole. Per vedere come la natura si riprende il suo posto quando l’uomo la lascia i pace. Un sogno. Ma, del resto come diceva l’inarrivabile Edgar Allan Poe? Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte”.