“Questi si metteranno d’accordo contro di me…meglio un governissimo subito..”; più o meno con queste parole Berlusconi ha dato la linea ai suoi colonnelli. La sua ossessione è proprio questa, che i Bersani e i Grillo, magari anche i Monti, possano decidere di deberlusconizzare l’Italia e raggiungere una intesa sia pure limitata nei modi e nei tempi. Al cavaliere interessa poco conoscere il nome del prossimo presidente del consiglio, gli andrebbe bene anche il classico cosacco con tanto di stella rossa sul sul petto pronto a far abbeverare il cavallo nella fontana di San Pietro; quello che gli preme è avere assicurazioni sui suoi processi e sui suoi affari.
Se si vuole uscire dalla attuale situazione di stallo, non servono gli appelli della base a Grillo, tanto meno le reciproche invettive o la pretesa di poter far da soli, quello che servirebbe, invece, è una parzialissima intesa su pochi punti che sono esattamente quelli che fanno venire l’orticaria al cavaliere.

Tanto per cominciare si potrebbe nominare un presidente della Repubblica che abbia nel cuore la Costituzione e il bene comune, una o uno alla Rodotà, tanto per non far nomi. Poi si potrebbe concordare la riduzione della metà del numero dei parlamentari e la effettiva abrogazione delle province, e questa sarebbe davvero una bella sforbiciata ai costi della politica. Quindi si potrebbe approvare la legge contro la corruzione nella sua prima versione, quella con l’incandidabilità dei condannati e il sequestro dei beni dei corrotti, da ridistribuire alla comunità.

Naturalmente sarà obbligatorio introdurre una norma contro i conflitti di interesse, e liberare la Rai e le Aurotitá di garanzia dal controllo diretto dei governi e delle forze politiche.

Già che ci siamo si potrebbero abrogare tutte le norme ad personam ed aziendam dai codici e restituire piena autonomia ed efficienza alla magistratura. Se ci fosse il tempo, e soprattutto la volontà politica, sarebbe giusto e doveroso rinunciare all’acquisto degli F35 e destinare i soldi al fondo per il reddito di cittadinanza, magari anche introdurre il reato di tortura, inasprire le norme contro gli infortuni sul lavoro, riconoscere i diritti agli ospiti stranieri nati in Italia. Il tutto accompagnato da una bella legge elettorale, con tanto di doppio turno alla francese, con candidate e candidati riconoscibili e riconosciuti dai loro elettori, accompagnati da un codice per escludere non solo i condannati, ma anche gli inquisiti per gravi reati.

Nel frattempo i Bersani, i Grillo e i Monti, e i loro parlamentari, potrebbero dare un primo segnale autorizzando la magistratura di Napoli a proseguire nelle indagini sul voto di scambio e sollecitando il deputato Berlusconi a rinunciare alla sua immunità. Non so se un simile governo, con un simile programma nascerà mai, forse no, e le responsabilità saranno molteplici, eppure questo sarebbe davvero un governo di scopo e con uno scopo: “Deberlusconizzare l’Italia”, ripristinare la legalità costituzionale, avviare una bonifica etica ancor prima che politica. Questo sarebbe necessario fare per poi tornare al voto, anche nel giro di un anno. In quel momento ciascuno tornerà a litigare, ad imprecare contro il vicino, a polemizzare aspramente, a rivendicare il primato per sé e per la sua coalizione, ma nel frattempo l’Italia sarebbe stata messa in sicurezza e il caimano riconsegnato al laghetto di Arcore. Un simile governo, da chiunque guidato, avrebbe un posto d’onore nella storia dell’Italia repubblicana.

Ci potrebbe essere già una data simbolica in cui presentare il governo di scopo: il 23 marzo, giorno in cui Berlusconi ha indetto l’ennesima manifestazione eversiva contro la magistratura