C’è poco da girarci intorno: serve che al Senato ci sia una maggioranza che voti la fiducia a un governo, prima di fare discussioni “tema per tema”. Solo dopo che il governo avrà la fiducia, potrà insediarsi e cominciare a fare il governo.

Ora, Beppe Grillo annuncia che valuterà se appoggiare un esecutivo a guida Pd tema per tema, ma non voterà la fiducia a chicchessia. Può darsi che la sua strategia sia obbligare il Pdmenoelle ad allearsi col Pdl, per dimostrare che i suoi avversari sono tutti uguali e aumentare il suo consenso.

Ma: è anche vero che la dirigenza del Pd finora ha mostrato di volerlo soltanto distruggere, il Movimento 5 Stelle. E che la proposta di Bersani è per ora alquanto vaga e generica, più che altro una battuta, al punto che l’Unità l’ha chiamata piuttosto “sfida”.

Nel mio ultimo post ho scritto che, per il Pd, l’alternativa a un declino sempre più rapido è un rinnovamento radicale. Il partito deve liberarsi da una dirigenza che tiene in ostaggio gli elettori di centrosinistra da più di venti anni tanto quanto Berlusconi tiene in ostaggio il paese. Una piccola oligarchia che rappresenta soltanto se stessa, fa campagna elettorale chiusa nei teatri e non è in grado o non è interessata a comprendere le esigenze e le sofferenze profonde dei cittadini (specie quelli di centrosinistra, che infatti stanno migrando in massa verso altri lidi politici) in questi anni di crisi. Per essere più chiari, tale rinnovamento non può prescindere dalle dimissioni dei responsabili della debacle elettorale. E al cambiamento delle persone deve accompagnarsi un rinnovamento sostanziale nel modo di rapportarsi agli elettori e alle istituzioni (che non sono poltrone da spartire).

Invece la dirigenza del Pd di tale rinnovamento non vuole nemmeno sentir parlare. Nessuno ha intenzione di dimettersi, in tv imperversa Enrico Letta (che rigetta la prospettiva di un’alleanza con Grillo e suggerisce piuttosto di rispondere alle sirene di Berlusconi), Stefano Fassina dichiara che le campagne elettorali non spostano voti (nella stessa intervista, però, ha detto anche altre cose più condivisibili), qualcuno avanza il nome di Giuliano Amato per la guida del governissimo (o, a scelta, per la Presidenza della Repubblica), e la responsabilità di lanciare una proposta di spartizione di poltrone con il M5S viene affidata oggi, sul Corriere della Sera, nientemeno che a Massimo D’Alema  (il cui pensiero sul M5S è ben sintetizzato dalle parole in questo video).

Ora, le modalità da ubriaco e i toni sempre urlati e talvolta volgari sono esecrabili, certo, ma nella sostanza e rebus sic stantibus che cosa poteva rispondere, Grillo?

Prima che tra i geniacci che governano il Pd esploda il desiderio dell’abbraccio mortale con Berlusconi (che, tanto per cambiare, gode), mi permetto di suggerire l’elaborazione di una proposta più seria e articolata di una battuta post-elettorale al Movimento 5 Stelle (e al paese) per governare la transizione.

Post scriptum: che si trovi al governo o all’opposizione, non ci sono controindicazioni al fatto che Berlusconi rispetti la promessa di restituire l’Imu di tasca sua. Proceda, prego.