Dopo il Lazio e l’Emilia-Romgana Gomorra sbarca e viene scovata anche in Toscana. Sono 23 gli arrestati – tredici in Toscana e dieci in Campania – tra cui una donna accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto d’armi, danneggiamento seguito da incendio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Le telecamere, messe anche sugli alberi dagli investigatori, hanno ripreso gli affiliati al clan dei Casalesi in un terreno diViareggio seppellivano delle armi che utilizzavano per portare a termine le estorsioni. L’indagine, iniziata nel 2009 per catturare l’allora latitante Antonio Iovine, ha poi preso un’altra strada portando i detective delle squadre Mobili di di Firenze e Caserta a concentrarsi sugli affari delle famiglie Schiavone, Russo e Iovine. Contemporaneamente la Dia di Firenze e quella di Napoli hanno sequestrato beni immobili per un valore di 20 milioni di euro. 

Il clan dei Casalesi aveva deciso di fare affari in Versilia e precisamente a Viareggio, forte della circostanza che molti imprenditori in quel territorio erano originari del Sud. Non cercavano però appoggi logistici ma soldi: i compaesani diventavano le prime vittime delle estorsioni. Anche se è venuto alla luce anche che da vittime alcuni imprenditori erano diventati carnefici aiutando il clan a trovare nuovi imprenditori da vessare.

In manette – anche se alcuni erano già detenuti – sono Agostino Autiero, Antonio Cerullo, Francesco, Gianluca e Guglielmo Daniele Di Chiara, Massimo Diana, Maurizio Di Puorto, Stefano Di Ronza, Franco Galante, Nicola Garzillo, Raffaele e Maria Grazia Lucariello, Francesco e Giuliano Martino, Marcello Mormile e Salvatore Mundo, Michele Pannullo, Costantino Russo, Giovanni Sglavo e Pietro Tessitore. Secondo Francesco Martino, nel 2010, stando ai pm, aveva puntato una pistola in testa a un imprenditore per impedirgli di parlar male di un altro imprenditore vicino alla camorra. La sorella del boss Lucariello, inoltre, stando alle stesse ammissioni del pentito, gestiva gli affari del clan anche nel centro Italia. L’indagine era partita – era il 5 novembre del 2010 –  quando la Dda aveva intercettato alcune conversazioni dalle quali emergeva che un gruppo di Casalesi era partito dai paesi casertani e si era diretto a Viareggio e dove aveva immediatamente contattato Maurizio Di Puorto per poi recarsi da un imprenditore del luogo. 

Alcuni degli affiliati continuavano a gestire gli affari criminali, nonostante fossero detenuti nel carcere napoletano di Secondigliano. Alcuni degli arrestati sono stati raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare già in carcere. In base ad intercettazioni video-ambientali, gli investigatori hanno scoperto che dal penitenziario napoletano gli affiliati continuavano a svolgere il proprio ruolo all’interno del clan camorrista, provvedendo ad assicurare l’assistenza necessaria ai detenuti casalesi, gestendo gli affari e le dinamiche interne al clan.