La crisi morde, si vende meno frutta e meno pesce fresco. Il junk food, tante calorie a poco costo, spopola. Il panorama dell’alimentazione italiana sembra sempre più fosco. Ma in realtà una buona notizia c’è: l’acquisto di cibo bio è in netto aumento. Gli alimenti prodotti in modo naturale hanno fatto segnare un incremento annuo di quasi il 10 per cento, una cifra record rispetto ad altri paesi europei. Qualche numero? L’ultima rilevazione Ismea-Gfk-Eurisko stima un giro d’affari legato al biologico di circa un miliardo e 550 milioni di euro nella Penisola, quinta al mondo dopo Usa, Germania, Francia, Regno Unito e Canada.

Con 1,11 milioni di ettari destinati alle coltivazioni biologiche, siamo il secondo produttore bio del Vecchio continente, dopo la Spagna, e il settimo al mondo. Se per biscotti, dolciumi e merendine (+22,9%) e bevande analcoliche (+16,5%) si può parlare di un vero e proprio boom, l’aumento è superiore alla media generale del settore anche per pasta, riso e sostituti del pane (+8,9%) e frutta e ortaggi (+7,8%). I prodotti bio lattiero-caseari registrano un +4,5%, mentre per quanto riguarda le uova i dati sono in calo di un -1,9%. Proprio le uova, nonostante il segno meno del 2012, restano il prodotto bio più gettonato con una quota del 12,5% sulla spesa complessiva. In crescita anche le confetture e marmellate bio, che rappresentano l’8,8% del mercato, mentre il latte è all’8,6%.

Geograficamente il Paese è spezzato in tre con il 70,8% della spesa nelle regioni del nord Italia, il 22,3% in quelle del Centro e 6,9% in quelle del Sud. Le scelte biologiche degli italiani hanno effetti positivi anche sull’ambiente, grazie alla maggiore sensibilità al tema della grande distribuzione. Molte catene di supermercati, infatti, stanno cercando di modificare i loro stili energivori per venire incontro alla sempre maggiore voglia di “green” degli italiani. Ad esempio, Coop ha aperto un supermarket nel 2009 a Desio che ha ricevuto un riconoscimento europeo, il Greenlight Award, come miglior punto vendita per il risparmio energetico, in grado di ridurre i consumi del 40% rispetto a un negozio tradizionale. A Faenza, lo shopping center La Filanda non solo ha rivoluzionato il concetto di centro commerciale – in genere chiuso – lasciando la galleria all’aperto, reinterpretando così gli spazi urbani, ma lo ha fatto nell’ottica del risparmio energetico. Due dei tanti esempi che sempre più velocemente stanno positivamente contagiando la Penisola.

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