Pongo una domanda iniziale: perché continuiamo a parlare di riduzione di spesa pubblica e quando la soluzione è lì bella chiara nitida? Soluzione ben accolta e garante di risparmio a fronte di innalzamento di qualità, però tutti coloro che dovrebbero realizzarla si tuffando sotto la sabbia per continuare a sperperare?

Assistenza, donne e lavoro.

Perché consecutivi? Perché siamo in troppe a sentirci dire da destra, sinistra, alto e basso, che abbiamo il diritto pari agli uomini. Siamo un tantino stanche di passare per povere donne stressate e nevrotiche quando in realtà moltissime di noi danno solo un gran fastidio a chi vuole propinarci il fumo per ossigeno.

Senza considerare che ci sono uomini che ci appoggiano, e uomini che in prima fila accudiscono propri congiunti. Quindi dalla parola donna, non deve scaturire un restringimento ma un dato in più.

Cerchiamo lavoro? Bene allora facciamo una cosa concreta!

Andiamo a proporre alle famiglie se al loro interno c’è qualcuno che è interessato a prendersi cura ufficialmente del caro anziano, o del congiunto invalido o gravemente disabile.

Controlliamo questa persona chi è, che titolo di studi ha, quale può essere il punto di forza in quella assistenza. Perché non siamo tutti uguali, ma siamo tutte persone. Ognuna con una specifica predisposizione. Calcoliamo quanto costa la disabilità, stando molto attenti a non confonderla col disabile. Perché è ora di piantarla di dire che il disabile costa!

Fatto ciò applichiamo una addizione (quella cosa che si impara in prima elementare) e sommiamo:

Costo di ausili, costo di riabilitazione e cura, costo del personale assistente a scuola, costo dell’assistenza, costo del trasporto…e verrà una cifra che fa impressione…parallelamente sommiamo il costo di ogni giorno di ricovero in Rsa e la cifra farà ancora più impressione. Quella stessa cifra dividiamola per tre o anche per quattro e diamola alla famiglia. Abbiamo fornito un servizio ad un numero di famiglie tre o quattro volte superiore. Abbiamo elevato infinitamente la qualità del servizio. Abbiamo reimmesso nel mercato del lavoro tutte le persone discriminate insieme al loro cari che vengono sbattute fuori dal mercato del lavoro perché i servizi non garantiscono un bel niente!

Abbiamo abbassato anche i costi della legge 104. Perché se io curo mio figlio i permessi non servono più; abbiamo tolto anche la discriminazione tra l’impiego pubblico che fruisce della legge e quello privato che fa mobbing perché è un costo aggiuntivo che non può permettersi. Abbiamo restituito anche la parità a quelle categorie che non fruiscono di queste agevolazioni.

Oddio!!!! Avremmo fatto troppe cose buone. Non si può farle tutte insieme!

Ausili convenzionati in base ad un nomenclatore pronto per essere conservato in un museo di storia; aggiungiamo quello scempio di trasporto bestiame verde pieno di simboli che muove una persona o due pur avendo 7 posti. Paga due persone per far entrare i figli disabili a scuola in ritardo in entrata e in anticipo in uscita (alla faccia dell’inclusione). Quel mezzo pubblico che discrimina perché è solo per disabili!!! E allora ne voglio uno per poveri, uno di lusso per i ricchi, uno per i biondi e un altro per i mori, diversamente è discriminante.

Aggiungiamo i 18 euro di assistenza domiciliare pagata ogni ora a personale sempre più a cottimo tramite quella vera presa in giro che è l’obbligo alla partita Iva. Con un netto di sei euro per l’operatore che equivale a dire che la cautela richiesta alla signora che ci aiuta in casa con le pulizie ad un costo di circa 8 euro è maggiore di quella richiesta a chi si occupa del nostro congiunto gravemente disabile. Perché se a quest’ultimo pago sei euro di media e all’altra 8 euro di media. Come pretendo che le persone siano felici e serene mentre assolvono i loro compiti ?

Aggiungiamo la gestione delle cooperative e dei vari ricoveri. Lo Stato paga tanto per strappare una persona alla sua casa, ma ti abbandona a calci nel di dietro se il tuo caro lo vuoi far stare bene dentro la sua famiglia.

Smettiamo di chiamare residenze questi luoghi. Perché la residenza è una cosa diversa. Lo ha ammesso anche l’Imu, visto che l’hanno fatta pagare a chi vive nelle residenze. E allora facessero pace con il residuo di cervello che hanno in testa!

Che ci sia la scelta! Ma una scelta che si traduca in un contributo che viene consegnato nelle mani del paziente o di un suo caro lasciando la libertà di scelta.

E riflettiamo.

Mia figlia costa una barca di soldi per avere poche ore di tutto. Ore non sempre adeguate, inacastrare e a tratti discriminanti. Ogni ora crea un disservizio che si paga. Poi è il disabile il costo per la società! A mio giudizio il costo è il gruppo di incapaci che non ha interesse e volontà a prendere atto di tutto ciò!

Se io avessi l’assegno di cura avrei ogni interesse a far avere intorno a mia figlia il meglio per lei. Questo equivale all’innalzamento della qualità del servizio di assistenza e cura. Ma questo non interessa a chi farebbe un bel dirupo per eliminare il problema alla fonte.

Perché non mi si venga a dire che un numero scritto su un foglio non può essere trasferito su un altro foglio e fornire due assistenze indirette al costo di una diretta.

Qui gli interessi sono ben altri.

Quante donne potrebbero essere le vere assistenti dei propri cari? E quanto sarebbe il risparmio per lo Stato? E quanti soldi tornerebbero a girare? E quanto lavoro nero scomparirebbe?

Certo questo non piace ai poteri delle residenze e delle cooperative che andrebbero a spasso. Ma in realtà non dovrebbero andare a spasso. Perché la libertà di scelta implicherebbe che il cittadino potrebbe scegliere loro. Certo però dovrebbero dimostrare di essere competitivi e questo è un vero problema. Ora non gli si richiede nulla se non qualche pezzo di carta solo formalmente valido.

Formano il personale con dei corsi intorno ai quali girano milioni di euro, senza discriminare i vari momenti, le varie attività e le varie destinazioni di servizi diversi.

Sento parlare di braccialetti per la tracciabilità e mi viene la nausea. Andrebbero tracciati tutti quelli che lavorano contro l’erogazione dell’assegno di cura. Ma altro che braccialetto!

Abbiamo un modo concreto di risparmiare, coprendo più servizi, più cittadini e diminuendo la spesa e invece no. Pensiamo a spendere soldi in braccialetti ipotetici, o continuiamo a pagare le cooperative che sono il tramite di un servizio che fa ridere i polli. Chissà magari avremo galline più felici che faranno uova col sorriso.