Fuori dagli schemi di destra e sinistra. Come ogni movimento di rottura del quadro politico preesistente. Il 48,6% di quelli che dichiarano il voto per il Movimento 5 stelle si proclama estraneo a una collocazione politica definita con quello schema. Ma un ulteriore 32,7% si dichiara di sinistra, un 7,9% di centrosinistra, per un totale di 40,6%. Meno intensa la presenza di chi si sente di destra o di centrodestra, pari al 10%. E’ quanto emerge dalla ricerca del Censis, ‘La piazza dei 5 Stelle’, effettuata il 22 febbraio scorso, attraverso un questionario somministrato ai partecipanti alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle in piazza San Giovanni, a Roma. Un ulteriore riscontro viene dal comportamento avuto alle precedenti elezioni politiche del 2008: il gruppo più numeroso è formato da chi si era astenuto (27,5%), seguito da ex elettori del Pd (25,3%). Altro segmento significativo è rappresentato dai flussi provenienti dall’Italia dei Valori (14,5%) e dal Popolo della Libertà (10,5%), mentre quote minori riguardano la Sinistra Arcobaleno (5,0%), la Fiamma Tricolore (2,1%), l’Udc (1,1%), la Lega nord (0,5%).

Indicare soluzioni in grado di affrontare la crisi è la priorità dei cosiddetti “grillini”. La scelta di voto per il Movimento 5 Stelle è infatti motivata “soprattutto per i più giovani, dalla speranza che questa formazione politica possa offrire una possibile soluzione della crisi che sta attraversando il Paese (61,6%), mentre per il restante 38,4% è un’espressione di protesta“. “Resta forte la delusione verso la politica tradizionale – spiega l’indagine Censis – e la conseguente necessità di dare uno scossone a un sistema ‘marcio’, anche grazie a una significativa presenza in Parlamento di rappresentanti del Movimento in grado di mettere in difficoltà i politici tradizionali, giudicati inadeguati”. Così il 37,7% ritiene che tutta la politica tradizionale abbia deluso, mentre il 36,6% dichiara di condividere il programma del M5S. Per il 30,2% bisogna dare uno scossone a un sistema marcio, e il 19,9% pensa che il movimento fa partecipare i cittadini. Il 14,3% vorrebbe una presenza significativa del M5S in Parlamento, mentre per il 7,2% degli intervistati, Grillo è un leader coinvolgente e una persona pulita. Il 4,2% vorrebbe che anche i politici “si trovassero in difficoltà come me”; il 3,2%, infine, ritiene che i candidati siano gente nuova e competente. Internet e social network risultano i principali veicoli informativi utilizzati dalla maggior parte dei votanti (65%) per entrare in contatto con il movimento, anche se solo il 2,1% dichiara di aver partecipato a consultazioni online.

L’85,6% dei partecipanti alla manifestazione, intervistati dal Censis, erano intenzionati a votare 5 Stelle. Erano infatti elettori dichiarati (55,1%), militanti (14,2%) o indecisi ma orientati a votarlo (16,3%). Minoritaria è risultata la presenza motivata da curiosità o da esclusivo interesse per la dialettica del leader Beppe Grillo, ma senza adesione politica. A una tale categoria (presenti ma non votanti) appartengono relativamente di più i giovani con meno di 29 anni (19% rispetto alla media del 14,4%) e gli over sessantenni, per il 24,2% presenti per pura curiosità. Mentre per oltre il 90% dei trentenni e quarantenni la presenza in piazza segnava un impegno di partecipazione politica. Interessanti anche le caratteristiche sociali dei partecipanti alla manifestazione: alto livello di istruzione, con il 29,1% di laureati e il 56% di diplomati; occupati per il 57,9%, disoccupati, in cerca di occupazione o in cassa integrazione per il 13,6%, studenti in gran parte universitari per l’11,6%, pensionati per il 10,4%, casalinghe per il 5,3%. Fra gli occupati la maggior parte degli intervistati ha un impiego a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione (26,6%) o presso imprese private (30,6%). Larga la presenza fra gli intervistati di lavoratori autonomi nelle professioni, artigianato, commercio e di imprenditori, categorie che in complesso sono pari al 27,6%. L’area del lavoro precario assomma all’11,2% fra dipendenti a tempo determinato, CoCoPro, partite Iva. Particolarmente elevata è la quota di intervistati che dichiarano di aver vissuto per un periodo all’estero, pari al 24,2%.