Qui tra chi lavora a ilfattoquotidiano.it si vota, in diverse percentuali, un po’ di tutto: Movimento 5 Stelle, Monti, Pd, Rivoluzione Civile, Sel, Radicali e, nonostante il notevole exploit del principe dei ballisti Oscar Giannino (principe, perché il re resta sempre lui, san Silvio Primo da Arcore), persino i liberisti acciaccati di Fermare il declino. Qualcuno poi si astiene o teorizza un vecchio classico: scheda bianca con fettina di salame inclusa.

Ma, comunque voti la redazione fa idealmente parte della Società degli Apoti, la congregazione di prezzoliniana memoria di coloro i quali non se la bevono. Sappiamo tutti che, dopo lunedì, quasi nessuna tra le mirabolanti promesse elettorali in materia di riduzione di tasse o aumento dell’occupazione verrà mantenuta. E non solo perché aveva ragione Otto Von Bismarck quando ripeteva: “Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia”.

Il fatto è che la situazione del Paese, in centinaia di articoli, l’abbiamo raccontata a fondo. E crediamo, purtroppo, che il peggio non sia ancora arrivato: ci sono i numeri dell’economia che restano pessimi, c’è una classe dirigente (non solo politica) che rimane vecchia, incompetente e spesso criminale, c’è un sistema produttivo che avrà bisogno di dieci anni per essere ammodernato. Sempre che qualcuno ne sia capace o abbia davvero intenzione di farlo.

Eppure proprio perché siamo apoti, e tentiamo di raccontare e analizzare le cose per quel che sono, dobbiamo ammettere che in questi mesi qualcosa è cambiato.

Centinaia di migliaia di cittadini hanno partecipato alle primarie del Pd, altri invece hanno deciso di impegnarsi in prima persona in liste che si sono aperte in tutto o in parte alla società civile, le piazze e la Rete si sono poi rivelate traboccanti di folla durante ogni incontro del Movimento 5 Stelle. Per la prima volta dopo tanti anni parole come legalità, etica, equità sono apparse essere patrimonio comune per milioni di aventi diritto al voto.

Certo, anche a causa di una legge elettorale antidemocratica che non permette agli italiani di scegliere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento, resta sempre presente quella brutta voglia di uomini della Provvidenza che da secoli scorre nelle vene del Paese.

Il rifiuto da parte dei principali leader, diversamente e furbescamente motivato, di partecipare a confronti pubblici diretti tra i candidati; la decisione di evitare le vere interviste o, peggio ancora, quella di confrontarsi solo coi cronisti graditi ci dicono che l’Italia ha ancora molta strada da percorrere prima di poter essere una piena democrazia e non solo una sua goffa e incompiuta rappresentazione.

Ma ci sono pure delle ragioni di speranza. Il giusto sentimento di disgusto nei confronti di buona parte del ceto politico, sommato alla durissima crisi economica, non è sfociato nella violenza e in movimenti xenofobi, razzisti o neofascisti. Solo chi è accecato dal tifo elettorale, per esempio, non si è reso conto che a Roma in Piazza San Giovanni i simpatizzanti di Grillo erano schierati per la non-violenza e l’assoluto rispetto della Costituzione. Ed è difficile negare che la presenza in Parlamento di un’opposizione non votata al compromesso opaco, migliorerà l’operato della maggioranza. Qualunque essa sia.

Nelle democrazie mature a svolgere per prima le funzioni di controllo non è infatti né la stampa, né la magistratura. A verificare subito che cosa fa chi sta al governo è la minoranza. Se non inciucia nelle segrete stanze.

Insomma in queste settimane mentre molti leader straparlavano e stra-promettevano, tanti, tantissimi italiani si sono già dimostrati migliori di loro, sia come elettori che come candidati.

Anche per questo di indicazioni di voto noi non ne diamo. E a chi ci legge diciamo solo: informatevi, siate onesti e usate la testa.

Farete bene di sicuro.