Il primo a esaltarlo pubblicamente è Matteo Renzi: ‘‘In questi mesi Errani è stato il grande mediatore all’interno del Partito democratico’’. E giù applausi. Il protagonista della serata è lui, il governatore. Vasco sale in cattedra e dopo aver passato mesi all’ombra di Pierluigi Bersani a preparare le liste, avanti e indietro tra la capitale, Bologna e la sua Ravenna, a mediare le varie posizioni all’interno del Pd, esce allo scoperto. All’Arena del Sole, in chiusura di campagna elettorale, il presidente della Regione parla già come un ministro, o come sostengono molti, come il prossimo sottosegretario alla presidenza del consiglio. Un ruolo che gli consentirà di fare quello che dietro le quinte ha fatto già in questi mesi: il Gianni Letta del Pd. Errani non parla più da politico locale: ‘‘Nei primi cento giorni di governo ci occuperemo di lavoro, pagheremo i crediti della pubblica amministrazione alle imprese’’.

L’altro protagonista della serata finale della campagna oltre a Errani è Matteo Renzi. I due siedono uno accanto all’altro in prima fila. Poco prima dei loro due interventi discutono a bassa voce della situazione elettorale nelle regioni a rischio pareggio. Sembrano preoccupati,ma una volta saliti sul palco sono due leoni. Il sindaco Renzi all’inizio del suo discoso non risparmia una stoccata a Beppe Grillo, impegnato nel comizio finale dello Tsunami tour in Piazza San Giovanni a Roma. “Qualche ora fa qualcuno ha chiamato i Carabinieri in Piazza San Giovanni per cacciare i giornalisti. E quel qualcuno ha il nome e il cognome di Beppe Grillo”. Poi il primo cittadino di Firenze prosegue: ”Non si cacciano i giornalisti, si avvicinano i giornalisti, questo è il senso della politica oggi”. Poi Renzi si appella ai potenziali elettori di Grillo: ‘‘Il voto al Movimento 5 stelle può aiutare a mettere a posto la coscienza. Il voto a Bersani invece può aiutare a mettere a posto l’Italia’’.

Ma è il discorso di Errani a tenere banco anche tra i commenti alla fine della serata a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale. La politica in Emilia Romagna sembra che dovrà iniziare a pensare seriamente a un successore per la guida della Regione. Lui continua a schivare la stampa sul tema. “Sembrava un discorso da ministro”, gli fanno notare i cronisti nei corridoi del teatro. Ma lui sguscia via abilissimo e non commenta: ‘‘Ma guardate che Matteo Renzi continuerà a fare il sindaco di Firenze’’. Se continuerà a fare il governatore, il politico di Ravenna, non lo dice durante il suo comizio. Della sua Emilia Romagna parla solo quando promette che il (suo) governo metterà al primo posto la messa in sicurezza delle scuole: ‘‘E’ incivile che ci possano essere scuole messe come sono in Italia. In Emilia dopo il sisma le abbiamo messe a posto in 70 giorni’’. Come dire: al governo potrei esportare il modello emiliano. Lavoro e impresa, la ricetta di Errani per il futuro del suo amico e predecessore alla Regione, Pierluigi Bersani.‘‘Potremo dare respiro all’edilizia con le ristrutturazioni energetiche. Le imprese chiudono a grappoli’’.

Il governatore, che nei giorni scorsi ha visto la Procura fare ricorso contro la sua assoluzione nel caso Terremerse, chiude il suo discorso con una frase che riassume la sua natura di uomo del fare, concreto, ‘tutto mediazione’: “Chi vuole davvero non ritornare indietro non può che scegliere noi. È facile distruggere, insultare, gridare, quello che è difficile è costruire”. E se Bersani lunedì sarà premier in pectore, la strada gliel’ha costruita lui.