Martedì 19 Febbraio 2013, la piazza è gremita. Non una semplice piazzetta, ma Piazza Duomo di Milano. Attesa vociante, piena di speranze. Quand’ecco il Grillo furioso comincia la sua arringa: “Il mio grido è arrendetevi, siete circondati dal Popolo Italiano”. Ma quest’uomo è un genio, penso, che espressione eccezionale, chi sa se le inventa al momento o si prepara qualcosa nel camper. Io sono assolutamente privo di capacità oratoria e mi sento pieno d’invidia per questa mitraglietta automatica che spara frasi in grado di ammaliare migliaia di persone. «Arrendetevi – ripete – e vi prometto che non useremo violenza su di voi….” Eccezionale! Un sacrosanto inno alla non violenza. In pochi minuti ha già in mano la piazza. La gente si sente una truppa vincente e magnanima, che, guidata dal proprio generale, tiene a bada il nemico reso ormai inerme, la totalità dei politici attuali!   

Poi qualcosa cambia, lo tsunami come impazzito distrugge se stesso: “… non useremo violenza su di voi… vi accarezzeremo come si fa con i malati di mente….“. Ahia, che scivolone! Ma nella foga del discorso si sarà accorto di aver suscitato questa immagine dei “malati di mente” un po’ zombizzati, immobili, privi di senno, resi bambini, magari che ciucciano il lecca lecca e vengono amorevolmente accarezzati sulla testa da medici, psicologi, infermieri, parenti e amici? Curati con carezzine! Non lo so. Forse era troppo preso dal discorso. E allora  come esponente dei “malati di mente”, un movimento planetario ben più numeroso di quello dei 5 Stelle, prendo carta e penna e inizio a scrivere una letterina. Una letterina, perché i grandi scrivono lettere e i piccoli che ricevono le carezzine scrivono appunto letterine.

“Caro Beppe, scusa se ti do del tu, ma, se non ti dispiace, mi troverei meglio così. Mi permetto di scriverti, perché sono un “malato di mente”, anche se non so esattamente a chi ti riferisci quando parli di questa polimorfa categoria. Vorrei rassicurarti che non sono un marziano, ho due occhi per vedere, due orecchie per ascoltare e una bocca per parlare e che tutti questi organi sono collegati a un apparato centrale che si chiama cervello. Forse molta gente pensa che questa strana popolazione, cosiddetta di “malati di mente”, abbia questi organi di senso come optional, ma invece li usiamo per il motivo per cui l’evoluzione ce li ha forniti. Non che ci dispiaccia essere accarezzati, ma non disdegniamo neanche accarezzare. In questo reciproco accarezzare ed essere accarezzati, ci piace anche parlare, esprimere pensieri, fantasie, direi anche ragionare con le persone a cui vogliamo bene o con chi si interessa a noi. Parlare a volte ci è più utile che essere accarezzati. Anche a  noi, come agli altri, fa piacere un incontro autentico e reciproco, fatto di suoni, espressioni e parole che suscitino emozioni e sentimenti. Vedi, a volte anche le carezze possono essere una lama, possono ferire perché suscitano stereotipi impropri che ci fanno sentire al margine e magari questo ci fa vergognare a chiedere aiuto. Certi che non sia stata questa la tua intenzione, per redimerti ti consiglieremmo, il film “Viva la libertà”, di Roberto Andò, che mostra sapientemente come a volte i “malati di mente” possano ragionare meglio delle persone cosiddette “normali”.

Un abbraccio, i malati di mente.