Sono ormai mesi che gli esponenti della Lega, Maroni e Salvini in testa, non perdono occasione di sostenere la tesi secondo la quale lo Stato consentirebbe alla sola Regione Siciliana di trattenere il 90-100% delle imposte riscosse sul proprio territorio.

Di qui, la rivendicazione di un pari trattamento per la Regione Lombardia e per le altre regioni del Nord cui dovrebbe essere destinato almeno 75% di quanto lo Stato riscuote nelle stesse. Questo leit motiv è divenuto il punto forte del loro programma elettorale sul quale richiamano il consenso.

L’on. Salvini, in particolare, pare abbia sostenuto che la Sicilia goda di tale privilegio in forza dello Statuto Speciale omettendo, però, di citare espressamente quale sia, la norma di riferimento contenuta, appunto, nello Statuto.

Ed è ovvio che non si indichi alcuna norma per il semplice motivo che non esiste. Nessuna norma, infatti, consente tale prelievo da parte della Regione Sicilia. La tesi sostenuta è quindi priva di qualsivoglia fondamento normativo e giuridico.

L’articolo 37 dello Statuto Siciliano regolamenta i rapporti fiscali Stato – Regione, prevedendo al primo comma la possibilità di trattenere il 100% della riscossione ma solo su alcune imposte ed entrate, mentre il secondo comma prevede le entrate riservate allo Stato sulle attività produttive, sulle imposte dei tabacchi e del sale e su quelle derivanti dalle attività doganali.

Nel decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074, sono contenute le norme di attuazione dell’art 37, e in esso trovano elencazione analitica le imposte di pertinenza della Regione e quelle dirette allo Stato, cosi come previsto nelle quattro tabelle allegate.

Chi volesse approfondire la materia, pur non disponendo degli esatti elementi di contabilità economica al riguardo (che certamente possono essere reperiti con un’ indagine presso il Ministero del Tesoro e Finanze) può comunque tentare di calcolare l’ammontare delle imposte riservate allo Stato attraverso un approccio empirico e deduttivo.

Analizzando, infatti, il bilancio regionale dell’anno 2012, si evince che sommando tutte le entrate fiscali, i contributi dei fondi europei, compreso il trasferimento della sanità che ammonta a oltre 2 miliardi e 200 milioni di euro, si raggiunge complessivamente la cifra di poco più di 26 miliardi e 600 milioni.

E’ peraltro risaputo che i poli petrolchimici di Priolo, Gela e Milazzo raffinano circa 40 milioni di tonnellate di greggio l’anno per la produzione di benzina, gasolio, oli minerali e altre prodotti derivati del petrolio. Considerando le accise su questi prodotti, sulle relative tasse doganali e sulle imposte delle altre produzioni, è calcolabile che il prelievo fiscale esercitato in Sicilia, sulla base del comma 2 dell’articolo 37, è senz’altro superiore a 40 miliardi di euro.

Sommando fra loro le entrate della Sicilia, pari a 26 miliardi e 600 milioni e quelle dello Stato, ammontanti all’incirca a 40 miliardi di euro, il prelievo fiscale totale raggiunge la somma di circa 66 miliardi e 600 milioni di euro. Ciò significa che alla Regione Sicilia viene riservato un gettito fiscale di circa il 40%, di sicuro lontanissimo dal quel 100% sostenuto da Salvini, Maroni e i leghisti in generale.

Ciò certo non cancella o nasconde alcuno degli aspetti profondamente negativi che, giustamente, vengono fatti rilevare circa la gestione delle risorse di bilancio impiegate dalla Regione Sicilia e che saranno combattuti, come tutti speriamo, dal Presidente Crocetta.

Ma un minimo di fact checking della propaganda elettorale anche da parte dei candidati siciliani, sarebbe stato fin qui auspicabile. Non è successo. Ma non è tardi per ricredersi. Buon voto.