Sono una persona che e’ tornata alle sue origini, nata in Argentina, nonno di Cittaducale, da tredici anni a Bologna. Ho sempre seguito le vicende italiane mentre ero dall’altra parte dell’Atlantico. Ho seguito anche i fatti di mafia, e già arrivata, sono stata travolta dalle emozioni che mi hanno suscitato le vicende umane delle loro vittime, specialmente quelle di Falcone e Borsellino.

Io, che ho visuto e sono sopravvisuta a più di una dittatura, mi sono sentita colpita al cuore. L’orrore è sempre l’orrore.

Voglio anche gridare con tutti quelli che chiedono giustizia e veritá per le stragi.

La cosa che più mi ha fatto inorridire è il tradimento che hanno subito da chi li doveva assecondare e proteggere, loro che erano in prima linea nella lotta ai poteri mafiosi, hanno dovuto fare i conti anche con altri poteri, talvolta più viscidi, macchinosi e oscuri.

Mi ha sempre assillato il pensiero della solitudine che hanno provato, a volte mi é parso di sentire l’angoscia e l’impotenza di fronte ai tremendi inganni che sapevano si celavano anche all’interno delle istituzioni. E il tempo trascorso tra la morte di Falcone e quella di Borsellino, l’immensa solitudine di quest’uomo in quei giorni senza Giovanni, mi ha ricordato il poeta Fernando Pessoa che quando perse il suo grande amico scrisse: “siamo due, da soli”.

Ci hanno lasciato valori come l’onestà, praticamente scomparsa dalla scena pubblica attuale. Non potevo crederci che tutti i mesi quando riceveva lo stipendio dello stato, Borsellino si chiedeva se veramente l’avesse meritato!. Ho i suoi ritratti nella mia scrivania accanto ai miei cari e quando qualcuno mi chiede come mai, rispondo: perchè tutte le mattine li guardo e penso che se loro ce l’hanno fatta ad andare avanti a fare il loro lavoro con le enormi difficoltà che incontravano e le ombre minacciose che vi si aggrovigliavano attorno, anch’io nel mio piccolo posso farcela. Se almeno mi arrivasse una scintilla del loro spirito, sarei già appagata per l’eternità.