Ieri sera guardando l’approfondimento di Enrico Mentana sui candidati premier mi sono definitivamente convinto che Grillo è un predicatore di stampo americano. Ho osservato Grillo nella sua veste di predicatore (telepredicatore dal momento che suo malgrado la popolarità gli è stata data da quel arcaico strumento rettangolare ) gridare davanti ad una folla di fedeli. Non tifosi, retaggio del partitismo, ma fedeli. E nel variegato mondo dei fedeli ci sta chi ne è convinto, che per opportunismo e chi perché, nel dubbio, è meglio credere.

Anche l’immaginario futuro dipinto da Grillo si declina con parole chiave che sempre più si intersecano con predicazioni piuttosto che con comizi. Sogno, utopia realistica, comunità, fine di un mondo, rinascita: un insieme lessicale che denota come, prossimi alla apocalisse, solo credendo in una sorta di fede laica propugnata da lui, di fatto, si possa trovare la salvezza. Analoga considerazione si può fare sulla mimica, sugli occhi chiusi, su una iperattività fisica più da ispirato che da razionale sostenitore di idee.

Come spesso accade molte delle cose dette per rinforzare questa fede sono assolutamente vere. Una elite parte della quale marcia fino al midollo, un funzionamento burocratico del sistema teso ad incatenare, un mondo imprenditoriale e produttivo in avanzato stato di decomposizione. La vertigine dell’ignoto è dietro l’angolo e solo noi ci salveremo.

La Comunità, unirsi in comunità, allora, diventa elemento centrale per rispondere al vuoto e alla paura di assenza di futuro. Le comunità dei non tav o quelle del km zero assurgono a dimensione trascendente spalmati su una visione unica e monotematica. La comunità che sostituisce, in chiave salvifica, il partito.

E su questo fa leva Grillo, con autoreferenziale intelligenza, pastore di un gregge che brucherà l’erba cattiva ovvero l’eresia.

Le categorie, se è vero ciò che scrivo, non appartengono più alla politica. Ma a quelle della predicazione e del culto. Non di personalità ma di verità. Quindi nessun compromesso perché la verità non può compromettersi e nessuna alleanza con coloro che, praticando la politica, sono da considerare infedeli.

In tale chiave di lettura, il programma e le soluzioni per svilupparlo assumono “non importanza” perché l’assoluto non va spiegato. Si rivela. E i confronti sono cosa inutile perché la verità appare. Si accetta o non si accetta.

Questa forma di assolutismo è più simile a forme di fondamentalismo religioso che non di autoritarismo storico come quello fascista.. E’ un tentativo di superare la crisi dei partiti che è crisi di società, di legami e di relazioni, di sicurezze e di modelli secondo una visione del mondo tesa all’antico più che alle sfide del moderno. E’ un rinchiudersi nella casetta amata chiudendo a tre mandate la porta, perché fuori il mondo è cattivo.

Io non amo i predicatori e i loro mondi conservatori e, quindi non lo voterò . Ma per chi li ama la scelta è eccellente.