Erano lì sotto il naso e non ce ne rendevamo conto. Mi riferisco ai posti di lavoro veri, non a quelli che da anni ci promettono politici bugiardi:  un milione di nuovi posti di lavoro veri, regolari. Li ho scoperti per caso partendo da un indizio. Sapete dove? Nel cestino accanto alla scrivania. Avevo appena cestinato un progetto, un business plan di quaranta pagine su un’iniziativa che avrebbe dato lavoro ad un po’ di persone.

I numeri filavano, ma ciò che i business plan non riportano mai sono i rischi e i costi “ambientali” del fare impresa in Italia: quelli che portano gli investitori esteri a preferire altre location e quelli domestici ad emigrare.  Basta un intoppo burocratico che faccia slittare il crono-programma, una controversia con un fornitore o un cliente in malafede da comporre in aula in tempi biblici, una interpretazione ottusa di norme che pretenderebbero di prevedere tutto, ecc. e il normale rischio di impresa diventa esponenziale.

E a ciò si aggiunga la follia di un sistema fiscale che anche ad una start-up che ha la fortuna di imbroccare un mercato chiede di anticipare già dal primo anno le imposte dell’anno successivo, la rigidità dei contratti di lavoro, la ristrettezza del credito, l’impossibilità di poter accumulare riserve adeguate ad affrontare congiunture avverse, evitando di operare sul filo della sostenibilità economica e finanziaria, ecc.

Mi sono chiesto: ma quanti altri progetti di impresa, ogni giorno, vengono cestinati, quanti potenziali posti di lavoro vanno in fumo in questo modo, quanto PIL potenziale non si materializza, quanto gettito si perde? In un Paese di centinaia di migliaia di piccoli e medi imprenditori, temo che il numero sia davvero imponente.

E ancora di più temo l’inaffidabilità e la cecità della classe politica a comprendere che è questa la vera priorità nazionale contro il declino che incombe. Chi, in questa campagna elettorale ormai agli sgoccioli, ha messo chiaramente l’impresa e il lavoro, ogni lavoro,  al centro del proprio programma con proposte e numeri concreti? Pensiamoci domenica e lunedì quando, nella distanza tra la casa e il seggio, dovremo decidere quale partito votare come meno peggio.