Ti fai del male: “Fino a quando il comune di Venezia non fermerà quei mostri che galleggiano giganteschi, orribili navi che sembrano palazzi, che devastano la laguna”, canta Celentano nel suo ultimo motivo.

Insorge Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale di Venezia, ex parlamentare Pd, ex ministro, ex sindaco della città lagunare: “Celentano è un ottimo cantante, con la sua canzone ha interpretato sentimenti profondi ma non filtrati dalla conoscenza, perché noi siamo pronti già da un anno a togliere le navi sa San Marco: basta che ce lo facciano fare attraverso la realizzazione di soluzioni alternative, senza pagare il costo di uccidere la croceristica a Venezia”. Intanto, però, si uccide Venezia, poiché ogni nave che passa accanto al campanile di San Marco, a Palazzo Ducale, alla Biblioteca Marciana inquina come 14 mila automobili, spostano masse d’acqua di almeno 100 tonnellate e erodono così fondali e rive. Giganti del mare che posso raggiungere 300 metri di lunghezza e 60 di altezza. Alcuni anni fa, una di quelle enormi navi da crociere si è perfino incagliata nella nebbia proprio davanti a Palazzo Ducale. Da anni l’associazione Amici di Venezia e il Comitato No grandi navi denunciano questo turismo da luna park, i cui benefici vanno quasi esclusivamente alle grandi agenzie di viaggio, che vendono le crociere con “vista su San Marco”. Non certo all’intera turistica di Venezia. I turisti, infatti, arrivano all’aeroporto di Venezia e li fanno salire direttamente sulle grandi navi per un “inchino”, come la Costa Concordia del comandante Schettino all’isola del Giglio, alla città dall’alto del bastimento e poi via verso la crociera. 

Un anno fa i ministri Clini e Passera, dopo che Monti aveva promesso di fermare l’entrata in città delle grandi navi, avevano firmato il decreto con cui si stabiliva che le navi merci e passeggeri superiori alle 500 tonnellate di stazza lorda debbano passare a due miglia dalle aree marine protette, mentre le navi da crociera superiori alle 40 mila tonnellate non debbano passare per i canali di San Marco e della Giudecca. Tutto a posto, allora? Non proprio, perché in un altro articolo si stabiliva che il divieto partiva dal momento della disponibilità di vie di navigazioni praticabili alternative a quelle vietate. Che dovevano essere individuate dall’autorità marittima e che rischiano di essere ancora più nocive per la fragile Venezia, come hanno denunciato in un interrogazione i parlamentari del Pd Felice Casson e Roberto Della Seta. Intanto continuano gli “inchini” dai bastimenti sotto il campanile di San Marco.