Se li conosci li eviti. E non li voti. Gli impresentabili ci sono anche nelle liste per le elezioni regionali. In Lombardia, per esempio, sono candidati personaggi che hanno storie non proprio cristalline. Nicolò Mardegan, per dire, ha sul groppone un rinvio a giudizio per falso in atto pubblico. La storia è quelle delle firme false apposte sotto le liste elettorali del Pdl nel 2010. Fu grazie a quegli scarabocchi tarocchi che il partito di Silvio Berlusconi riuscì a presentare in extremis le proprie liste elettorali e che Roberto Formigoni poté essere riconfermato presidente della Regione. Peccato che 926 persone chiamate dai magistrati a riconoscere la propria firma sui moduli dichiararono di non averla mai concessa.

Mardegan, Fratelli d’Italia, è stato uno degli autenticatori delle firme false, uno dei pubblici ufficiali (allora era consigliere provinciale) che nel 2010 attestò la genuinità degli scarabocchi tarocchi. Candidato nel Pdl è invece Fabio Altitonante, ex assessore provinciale al patrimonio edilizio. Il suo nome compare nelle carte dell’inchiesta “Parco sud” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia. Niente di penalmente rilevante, nessuno finora gli ha contestato reati. Ma se era così ingenuo da non accorgersi , poverino, che i personaggi con cui aveva relazioni e contatti erano imprenditori di fiducia delle cosche calabresi a Milano, siamo sicuri che sia la persona giusta per rappresentarci in consiglio regionale?

Stesso discorso per Alessandro Colucci, Pdl, rampollo di una dinastia politica che affonda le sue radici nella prima Repubblica. Anche Colucci (slogan: “Ale, alè!”) ha cattive frequentazioni, a sua insaputa. Nel marzo 2010 gli investigatori intercettano una telefonata in cui un politico di Avellino chiede voti per Colucci all’avvocato Vincenzo Minasi, che poi nel novembre 2011 sarà arrestato per mafia: “Possiamo dargli una mano? Lui è molto vicino a Formigoni e stiamo cercando tutti di farlo uscire con un bel numero per poter fare l’assessore alla Regione”. Alle elezioni regionali precedenti, quelle del 2005, in un’altra intercettazione due uomini della cosca Morabito dicevano: “Colucci ha vinto e quindi abbiamo un amico in Regione”. Poche settimane prima, a Milano c’era stata la mitica cena elettorale al ristorante Gianat, a cui con Colucci aveva partecipato anche il boss Salvatore Morabito.

Andrea La Penna, Fratelli d’Italia, è sotto processo per minacce a vicini di casa: “Se li trovo per strada li investo con la macchina, bisogna prenderlo tra il chiaro e lo scuro e dargli una lezione… Ti tiro un’accetta in fronte, li faccio fuori… La legge me la faccio io da solo!”. Nella lista del Centro popolare lombardo, che sostiene Umberto Ambrosoli, è candidata invece Milena Bertani, che nel 2000 fu arrestata perché accusata di maneggi sugli appalti, mentre era assessore regionale ai lavori pubblici. Poi fu assolta e pienamente scagionata da ogni accusa. È innocente, ma non si era accorta di nulla. È mai possibile che non si sia trovato nessuno di più attento da mettere nelle liste del rinnovamento?

Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2013