Pier Luigi Bersani è tornato a ribadire l’apertura a una collaborazione con le forze moderate, ma ha escluso che in caso di maggioranza azzoppata si arrivi a un governo di larghe intese. “Non ci si venga a proporre dei governissimi”, ha detto il segretario del Pd a 28 minuti su Radio2. “Escludo un governo di unità nazionale perché non è il bene dell’Italia”, ha spiegato. Dunque è possibile che nel caso si torni a votare? “E’ un’ipotesi puramente teorica perché non ci credo, ma non vedo possibile un governissimo, non porterebbe a niente”, ha insistito. Per Bersani, “ci vuole qualcuno che abbia la maggioranza in parlamento”. A due giorni dal voto “sia chiaro che o vinciamo noi o vincono Berlusconi e la Lega. Se vinciamo noi con il 51% del parlamento è chiaro che siamo assolutamente disponibili e aperti a discutere forme di collaborazione e convergenza”, ha sottolineato.

Ritorno al voto senza risultato chiaro? “E’ un’ipotesi teorica, non avverrà ma non credo ad un governissimo – ribadisce – serve un governo di cambiamento non l’immobilismo”.

Bersani ha assicurato di non avere avuto contatti con Monti che non abbiano riguardato strettamente l’azione del premier. “Monti non mi ha chiamato, ci siamo sentiti in questo periodo su temi che riguardano l’azione di governo per il resto ciascuno sta facendo la sua campagna”. Il segretario del Pd si rivolge poi a Beppe Grillo e mette in guardia sui rischi che l’onda cavalcata dal Movimento Cinque Stelle porti a nuove “macerie” in Italia. Si è fatto vedere vicino a Dario Fo ma anche a Casa Pound, dice. Ma “Grillo non può alludere a Berlinguer e poi fare le moine a Casapound – ha sottolineato Bersani – perché ci sono cose che prescindono e sono fondamentali per una democrazia”. Dunque “se lui porta la gente fuori dalla democrazia si va verso le macerie e sulle macerie sta bene solo il miliardario”, vale a dire Silvio Berlusconi, ha avvertito e “noi non possiamo permetterci di accumulare altre macerie”.

Il candidato del centrosinistra a Palazzo Chigi ha parlato anche di tasse: “Non siamo affezionati alle tasse – chiarisce – le subordiniamo alla questione del lavoro. Tutti i margini per ridurre la tasse vanno portati sui redditi medio bassi, devono andare a facilitare il lavoro, alleggerire l’Irap sul lavoro e aiutare chi investe sul lavoro”. Quanto alla vicenda Monte dei Paschi “a me non risulta che per il Pd ci sarà un costo politico. E’ una vicenda grave ma si è visto, strada facendo, che il Pd non c’entra. Sta emergendo che si tratta di manager infedeli che risponderanno alla banca e soprattutto alla magistratura”.

Infine le sensazioni (negative) sulla questione La7: “Mi ha colpito che La7 sia passata di mano poco prima del voto… Io ho fatto notare che esistono profili di competenza che spettano al governo sul conflitto d’interesse, le posizioni dominanti e il pluralismo ma Berlusconi quando sente parlare di regole, mette mano metaforicamente alla pistola”.